Sapone da bucato autoprodotto: formula con acidi grassi a catena lunga

La ricerca di un sapone autoprodotto che funzioni nel bucato richiede, come abbiamo già scritto in questo blog più volte, una certa dose di sperimentazioni. Difficilmente si azzecca la formula ideale al primo colpo, perché l’efficacia del sapone in lavatrice dipende anche da fattori che non hanno strettamente a che vedere con gli ingredienti di cui è fatto, come la temperatura del lavaggio, la durezza dell’acqua, l’efficienza della lavatrice e, ovviamente, il tipo di sporco.

Sull’onda di tante discussioni nel nostro gruppo su Facebook Il Mio Sapone e grazie a un post di Rodolfo Baraldini sul suo blog Nononsensecosmethic, mi è tornata la voglia di rimettermi a fare il piccolo chimico e di giocare un po’ con la formulazione dei saponi per il bucato in lavatrice.

IMGP4325Primo passo, la scelta degli oli – Il primo passo di questo nuovo “viaggio” è cominciato da una riflessione sulla scelta dei grassi per fare il sapone. Sono partita dalla nostra tabella del libro “Sapone fatto in casa for dummies” che descrive il contenuto in acidi grassi degli oli vegetali, e da qui ho scelto quelli a maggior contenuto di acido oleico (catena a 18 atomi di carbonio, C18:1) e di acido linoleico (C18:2). Gli acidi grassi a catena lunga non danno saponi molto solubili se l’acqua è a bassa temperatura, ma la loro prestazione migliora quando si raggiungono le normali temperature di lavaggio in lavatrice. E hanno il vantaggio di non produrre eccessiva schiuma o di legarsi ai metalli disciolti in acqua come capita ai sali sodici ottenuti dall’acido stearico.

Partendo da queste considerazioni, ho formulato un sapone combinando il 65% di oli polinsaturi ricchi di acido linoleico col 15% di oli monoinsaturi ricchi di oleico. La scelta è caduta su oli che avevo in casa e che si trovano facilmente ovunque: girasole e oliva. A questa base, ho aggiunto il 20% di olio di cocco per sfruttare il potere lavante e la solubilità in acqua dei sali sodici di acido laurico (catena a 12 atomi di carbonio C:12).

Secondo passo, eccesso di alcali al 10% – Contrariamente a quanto avevo fatto finora, ho poi portato l’eccesso di alcali fino al 10%, supportata in questo dalla considerazione di Baraldini sul fatto che i detergenti industriali hanno spesso eccessi di “soda” addirittura del 20%. Sapendo che così tanta soda caustica avrebbe fatto aumentare la temperatura della reazione chimica e che la presenza dell’olio di cocco mi esponeva a un effetto-vulcano quasi garantito, ho deciso di lavorare con una quantità di acqua calcolata, come in molte ricette “tradizionali”, sulla quantità del peso dei grassi. Giusto per andare sul sicuro…. E ora ecco la ricetta completa!

Sapone da bucato C12-C18

Olio di girasole 650 g

Olio di cocco 200 g

Olio di oliva 150 g

Soda caustica 160 g (eccesso 10%)

Acqua 300 g

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Il sapone passato nel macinino

Terzo passo, la preparazione del sapone – Con questi ingredienti ho fatto sapone seguendo il metodo a freddo di base. Per evitare scherzi con le temperature, ho lavorato con soda e grassi attorno ai 30°. Ho poi versato il sapone in uno stampo molto grande in modo che lo strato di pasta restasse piuttosto sottile, ma che avesse comunque massa sufficiente per attraversare la fase del gel. Dopo due giorni ho tolto il sapone dallo stampo e, indossando i guanti, l’ho ridotto a pezzetti con un coltello. Ho lasciato i dadini di sapone nello stampo una decina di giorni, girandoli ogni tanto con una forchetta perché prendessero aria e si asciugassero bene. A quel punto, li ho messi nel robot da cucina e li ho macinati a dovere.

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Gel viscoso, diluizione 1:1

Quarto passo, diluizione del sapone – In tutti questi anni, ho preparato gel da bucato con diluizioni 1:10 o 1:5 (una parte di sapone e 10 o 5 di acqua), ma stavolta ho voluto percorrere una strada nuova e accettare l’idea di Baraldini di una diluizione 1:1 per avere un sapone più concentrato e più facilmente dosabile. Ho scelto inoltre di diluirlo a freddo, senza ricorrere ai fornelli né al bagnomaria. Ma per non rischiare di buttare via tutto, sono partita da una piccola quantità. Ho messo 100 grammi del mio sapone macinato in un contenitore di plastica dura e ci ho versato sopra 100 grammi di acqua bollente. Per facilitare la diluizione ho aggiunto anche un 20% di alcol etilico. Ho isolato con un asciugamano di spugna bello pesante e lasciato riposare il tutto per un paio d’ore. A quel punto, aiutandomi, con una forchetta, ho cominciato a mescolare fino a ottenere un “pastone” ancora abbastanza grumoso. Ho dato modo al sapone di riposare per altre 24 ore e, il giorno dopo, il gel viscoso era pronto…. bello, lucido e concentrato come si vede nella foto! Volendo aggiungere una profumazione, cosa che stavolta non ho fatto perché ero più interessata alla formulazione che agli additivi, sarebbe bastato aggiungerla all’alcol etilico prima di incorporarla al sapone. Il pH di questo gel viscoso è alto (11,5 misurato con le mie cartine), questo significa che bisogna maneggiarlo coi guanti e che non è adatto a lavare fibre di origine animale (lana, seta) sensibili ai detergenti troppo alcalini.

Per completare l’esperimento ho deciso inoltre che questo sapone non avrebbe contenuto sequestranti, almeno fino a quando non avessi testato le sue prestazioni in lavatrice e non fossi giunta a conclusioni diverse. A voi quindi le prove-lavatrice nella prossima puntata di questa storia! 🙂

Sapone autoprodotto nel bucato: chimica ed esperienza pratica

Lavatrice_BoschUsare il sapone fatto in casa nel bucato è l’obiettivo di tanti che si accostano all’autoproduzione. L’idea di eliminare i detergenti industriali è una bella sfida, ma che, come tutte le sfide, richiede un po’ di pazienza, di studio e di sperimentazione.

Come ho ripetuto tante volte nelle nostre discussioni sull’argomento nel gruppo Facebook “Il mio sapone“, passare al sapone autoprodotto nel bucato non è un gesto automatico come cambiare la marca del fustino al supermercato. Richiede la conoscenza dei fattori che concorrono a far sì che una sostanza detergente, nel nostro caso il sapone, lavi i panni in maniera più o meno efficace. Da un lato questi fattori sono legati alla composizione del sapone e al suo pH. Dall’altro entrano in ballo la durezza dell’acqua, le temperature di lavaggio e la composizione dello sporco. Un piccolo esame preventivo per capire che cosa laviamo e come lo laviamo è sempre il punto di partenza per formulare un buon sapone.

Il sapone ideale

Le prestazioni di un sapone dipendono dalla composizione in acidi grassi degli oli che abbiamo usato per produrlo. Come abbiamo spiegato in una tabella riassuntiva che si può scaricare gratuitamente, un elemento importante per scegliere i grassi più adatti al sapone da bucato è la lunghezza della catena atomica degli acidi grassi che li compongono. Acidi grassi come l’oleico – il principale elemento dell’olio di oliva e di moltissimi altri oli vegetali – e il linoleico che si trova in oli vegetali poco costosi come arachidi, girasole, mais hanno tutti una catena di 18 atomi di carbonio e rappresentano quindi una buona scelta per il sapone da bucato. Anche lo stearico, contenuto nei grassi animali o in certi saturi vegetali, ha la stessa lunghezza dell’oleico ma, una volta saponificato, in presenza di acque calcaree può formare depositi insolubili sui tessuti e nelle tubature. Buono invece anche l’olio di cocco nonostante il suo principale componente, l’acido laurico, abbia una catena più corta dell’oleico con soli 12 atomi di carbonio.

Un altro fattore importante è il pH e qui entra il gioco l’eccesso di soda che è necessario calcolare nella formulazione dei saponi da bucato. Se in quelli per il corpo, il pH normale è attorno al 9, perché un sapone risulti efficace nel bucato bisogna salire a pH 10.5 o 11. Finora noi abbiamo lavorato in eccesso di alcali tra il 3 e il 5%, ma l’esperienza di un professionista come Rodolfo Baraldini arriva a suggerire eccessi anche del 10%. Rodolfo ha pubblicato un post sul suo blog a proposito dell’uso del sapone autoprodotto nel bucato che è un ottimo approfondimento e che conferma molte delle nostre sperimentazioni. Ciò che Rodolfo conferma con la sua esperienza è che, come già avevamo verificato Marina ed io, inserire nel sapone aceto o persino bicarbonato, pretendendo che questi additivi lo facciano diventare un super-detersivo è… tempo perso (e denota anche scarsa conocenza dell’Abc della saponificazione).

Durezza dell’acqua e sequestranti

Più l’acqua è dura e meno lava il sapone, questo è il principio di base. I sali metallici disciolti in acqua infatti si combinano col sapone, ne dimuiscono il potere detergente e possono formare depositi insolubili. Per questo partire da un sito web che aiuta a capire quando sia dura l’acqua nella zona in cui abitiamo può dare un’ottima mano! A questo punto, se abbiamo scoperto che viviamo in un’area dove l’acqua è dura o molto dura, diventa importante prevedere l’aggiunta di sequestranti o direttamente al sapone o, meglio, in fase di lavaggio. Sodio citrato e sodio gluconato sono i più usati dai saponai autoproduttori, ma c’è chi ha sperimentato anche col tetrasodio etidronato. Di additivi sequestranti parliamo nel manuale “Sapone fatto in casa for Dummies“, ne parla Rodolfo nel post del suo blog che abbiamo citato e ne discutiamo molto spesso nel nostro gruppo su Facebook.

Immagine del post: by Antonio Mette (Own work) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons

Acidi grassi: nomi e funzioni nel sapone autoprodotto

olio di vinaccioliGli acidi grassi sono i mattoncini fondamentali di tutti gli oli e i grassi che si trovano in natura. Si tratta di molecole dalla forma allungata nelle quali le catene di atomi di carbonio – di solito tre visto che si parla di trigliceridi, sono legate in un’unica struttura da una molecola di glicerolo.

Gli acidi grassi sono circa un centinaio, ma quelli che interessano nell’autoproduzione di sapone sono più o meno una quindicina e si trovano negli oli e nei grassi più comuni. Sapere la quantità di acidi grassi contenuta nella materia prima del sapone e capire la loro resa nel prodotto finito, è un elemento importante per avere un’idea di come i grassi vadano scelti e combinati.

Ma non tutto è così semplice come sembra. Come spieghiamo nei capitoli 3 e 19 del nostro nuovo manuale Il sapone fatto in casa For Dummies il contenuto di acidi grassi di ciascun olio può variare moltissimo a seconda della provenienza, delle annate se si tratta di oli vegetali e persino dei sistemi di estrazione. Questa complessità mette molto in crisi le pretese di “scientificità” nella produzione casalinga del sapone, ma è sicuramente un’informazione importante per tutti i saponai che vogliono capire meglio che cosa succede nel loro pentolone quando la reazione di saponificazione è stata messa in moto.

Tra i contenuti extra che è possibile scaricare dal sito del libro abbiamo incluso una tabella in cui abbiamo elencato gli acidi grassi saturi, insaturi e polinsaturi a seconda delle loro funzioni nel sapone. Datele un’occhiata perché potreste scoprire parecchie sorprese! La realtà è sempre molto, ma molto più complessa di quanto si potrebbe pensare.