Ops… ho creato un sapone modellabile (ma senza volerlo)

Chi mi conosce sa che non mi sarei mai messa, di proposito, a creare un sapone modellabile. Il mio lato artistico è talmente scarso che già sugli swirl mi sono arresa da tempo e men che meno avrei la capacità per creare qualcosa di ancora più “audace”. Quindi è stato con tutt’altro in mente che, qualche tempo fa, mi sono inventata questa combinazione di ingredienti:

20% olio di cocco

80% olio di oliva

2% emulsionante (tipo alcol cetilico)

3% cera di macadamia (o cera di soia) esclusa dal calcolo della soda

Sconto soda sui grassi 5%

Acqua per una concentrazione della soluzione caustica al 33%

Ho preparato questo sapone col metodo a freddo di base e quando l’ho sformato, due giorni più tardi, era ancora così morbido che ho cominciato a chiedermi dove avessi sbagliato. E’ stato soltanto mentre rifilavo le saponette con la mia “pialla” e, sovrappensiero, ho cominciato a fare delle palline con gli scarti, che ho capito… Liscio, omogeneo, malleabile… quello che avevo tra le mani poteva essere un perfetto sapone da modellare!

Ho visto circolare online ricette per saponi modellabili che contengono nella maggioranza dei casi grassi animali e non sono, quindi, un’opzione per tutti. Questa formula invece è vegan e gli ingredienti non sono così difficili da reperire. Il cetilico si può omettere (serve a migliorare la schiuma) e la cera di macadamia si può sostituire con quella di soia, che è più facile da trovare. Modellatori di sapone provatela, e fatemi sapere che cosa ne pensate!

Tra parentesi, se poi non lo volete modellare, basta lasciarlo asciugare e stagionare come un qualsiasi sapone a prevalenza di grassi insaturi.

Ricettinaaaaaa: latte miele & avena

La ricetta del sapone al latte, miele e avena è una delle più popolari: ne troverete infinite versioni su Internet e sui manuali.
Latte e miele impartiscono al sapone un bel colore bruno dorato, e non è raro che sulla superficie compaia la polvere di sapone, o soap ash, che di solito è considerata un difetto, ma che su questo sapone fa invece un effetto bellissimo e fa pensare al toffee!
Lo sconto soda, senza tener conto dei grassi del latte, è vicino al 6%. I fiocchi d’avena, lasciati interi ma frullati nella pasta di sapone, rendono il sapone piacevolmente ruvido al tatto.

Ingredienti
Olio di oliva    620 g
Sego di bue od olio di palma    250 g
Olio di cocco    100 g
Olio di ricino 30 g

Soda caustica (NaOH)    132 g
Latte    300 g

Miele    1 cucchiaio, sciolto in poca acqua tiepida

Fiocchi di avena    1 cucchiaio
Olio essenziale di palmarosa    9 ml
Olio essenziale di arancio dolce    9 ml
Olio essenziale di cannella    2 ml

Procedimento
1.    Il giorno prima di fare il sapone, misurate e congelate il latte, come spiegato nel procedimento per i saponi al latte nel libro For Dummies.
2.    Quando siete pronti per far sapone, preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, lo stampo e gli ingredienti scelti.
3.    Preparate la soluzione caustica col latte semi-congelato e lasciatela intiepidire.
4.    Misurate e scaldate i grassi.
5.    Misurate gli oli essenziali e i fiocchi d’avena nello stesso contenitore. Mescolate e mettete da parte.
6.    Quando grassi e soluzione caustica sono pronti, versate la soluzione caustica nei grassi e date una mescolata veloce.
7.    Aggiungete il miele, sciolto in poca acqua tiepida, e mescolate fino a quando la pasta di sapone comincia a schiarirsi.
8.    Aggiungete il miscuglio di oli essenziali e fiocchi d’avena.
9.    Mescolate col frullatore a immersione finché il sapone comincia a rapprendersi.
10.    Versate nello stampo, proteggete la superficie del sapone secondo necessità e isolate gli stampi.
11.    Controllate il sapone periodicamente, alleggerendo l’isolamento se necessario.
12.    Sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 6 settimane.

La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Ricettinaaaa: salty dog con cottura nel forno

Il metodo a caldo nel forno è il preferito di Marina per una ricetta classica (ma rognosa), quella dove si usa solo olio di cocco per saponi bianchi e tanto schiumosi da far la schiuma anche in acqua di mare.
Sebbene si possa preparare anche a freddo, il sapone di solo olio di cocco ha sempre la tendenza a surriscaldarsi e fuoriuscire dagli stampi. In questo senso, meglio tenerlo sotto controllo nel forno, a pentola scoperta e stando pronti a intervenire se dovesse minacciare l’effetto vulcano.
Come per tutti i saponi di solo olio di cocco, lo sconto della soda è molto più alto della media, intorno al 15% in questa ricetta ma si può salire fino al 20%.
La soluzione caustica è più acquosa del solito e ha qui una concentrazione del 24% circa, anche per ridurre i rischi di effetto-vulcano. Per la stessa ragione, potete scegliere di lavorare con temperature di miscela più basse del solito, e comunque inferiori ai 40ºC sia per il grasso, sia per la soluzione caustica.

Ingredienti
olio di cocco    2000 g

soda caustica (NaOH)    313 g
acqua    1000 g

Dopo la cottura:
olio essenziale di limone    20 ml
olio essenziale di rosmarino    12 ml
olio essenziale di lavanda    8 ml
olio essenziale di mirto    4 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, gli stampi e gli ingredienti.
2.    Accendete il forno e lasciatelo scaldare secondo le istruzioni contenute nel libro Sapone fatto in casa for Dummies.
3.    Preparate la soluzione caustica.
4.    Misurate l’olio di cocco nella pentola del sapone. Mettetelo in forno a scaldare.
5.    Quando olio di cocco e soluzione caustica sono pronti (40ºC o meno), versate la soluzione caustica nell’olio di cocco e mescolate.
6.    Mettete la pentola del sapone nel forno e lasciate cuocere, come spiegato nelle Istruzioni passo per passo contenute nel libro.
7.    A fine cottura, aggiungete gli oli essenziali.
8.    Trasferite negli stampi, proteggete la superficie del sapone secondo necessità e isolate gli stampi.
9.    Dopo 24 ore, sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 8 settimane.

La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Ricettinaaaaa: sapone a caldo al catrame vegetale

Forse l’applicazione più classica del metodo a caldo a bagnomaria sono le ricette di saponi al catrame vegetale. Il catrame (di grado farmaceutico) è un rimedio popolare, utilizzato anche in veterinaria, per alcune condizioni della pelle, tra cui micosi e infiammazioni croniche. I saponi al catrame non sono panacee per tutti i mali, ma molti li trovano più delicati e più adatti di altri (per esempio) all’igiene intima. E questo, anche superando una certa repulsione per l’aroma del catrame, molto forte e penetrante e non esattamente gradevole, e per il colore della schiuma, che fa sempre pensare allo “sporco”!
Abbiamo provato diverse ricette di saponi al catrame, a partire dalla più classica, che ne contiene ben il 15%. Qui ve ne proponiamo una versione addomesticata, dove l’aroma del catrame è meno forte e pertanto più facile da accettare.
Il catrame per usi cosmetici e veterinari si acquista in farmacia. Non fatevi tentare dall’autoproduzione di catrame per i vostri saponi: acquistatelo solo in farmacia per essere sicuri che non contenga residui tossici superiori ai limiti fissati dalla normativa europea sui cosmetici.
Come per tutte le ricette di saponi a caldo, la soluzione caustica è più acquosa e ha qui una concentrazione del 25% circa. Nonostante la presenza di grassi saturi e uno sconto soda intorno all’8%, i saponi risultanti potrebbero essere ancora piuttosto morbidi quando li sformerete e dovranno stagionare per almeno 8 settimane.
Per una versione tutta vegetale, potrete sostituire il sego con olio di palma o burro karitè o olio di cocco, ricalcolando opportunamente la soda. Se sostituite l’intera quantità di sego coll’olio di cocco, aumentate lo sconto soda se avete una pelle delicata (in questo post vi spieghiamo il perché). Il sego può essere sostituito anche dallo strutto. Ricordate di inserire il catrame nei calcoli!

Ingredienti

olio di oliva o di sansa    500 g
olio di cocco                  120 g
sego di bue                    300 g
olio di ricino                      30 g
catrame vegetale              50 g

soda caustica (NaOH)     127 g
acqua                             380 g

miscela di oli essenziali a scelta (facoltativa)    da 10 a 15 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, gli stampi e gli ingredienti.
2.    Preparate la pentola per la cottura a bagnomaria e mettetela sul fuoco a scaldare.
3.    Preparate la soluzione caustica, seguendo le precauzioni per la sicurezza.
4.    Misurate i grassi, cominciando col catrame vegetale dentro la pentola del sapone. Immergete la pentola nell’acqua a scaldare.
5.    Quando grassi e soluzione caustica sono alla giusta temperatura, versate la soluzione caustica nei grassi e mescolate.
6.    Il catrame farà rapprendere la pasta di sapone quasi istantanemente. Non preoccupatevi se non riuscite a rendere il miscuglio omogeneo: a questo provvederà la cottura.
7.    Rimettete la pentola del sapone nella pentola del bagnomaria e lasciate cuocere, come spiegato nelle istruzioni spiegate nel manuale “Sapone fatto in casa for dummies“.
8.    A fine cottura, aspettate che la temperatura della pasta di sapone scenda sotto i 70º C se volete aggiungere degli oli essenziali.
9.    Trasferite negli stampi, proteggete la superficie del sapone secondo necessità e isolate gli stampi.
10.    Dopo 24 ore, sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 8 settimane.

La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Ricettinaaaaa: sapone al rasshoul in pentola elettrica

Argilla Rasshoul dal sito francese Aromazone

I saponi per la rasatura devono fare molta schiuma, ma allo stesso tempo non risultare troppo aggressivi per la pelle, già sottoposta allo stress meccanico dello sfregamento col rasoio. In questa ricetta la combinazione degli oli di cocco e ricino assicura una schiuma densa e cremosa, ma l’alto sconto della soda (circa 12%) e l’aggiunta di olio di jojoba a saponificazione avvenuta bilanciano l’azione detergente.
L’argilla è un ingrediente tipico dei saponi per rasatura perché aiuta a far scorrere meglio il rasoio sulla pelle. In alternativa al rasshoul potete usare dell’argilla verde ventilata.
Gli oli essenziali, anch’essi aggiunti a saponificazione completata, sono stati scelti per le loro proprietà lenitive e antiarrossamento. È un sapone adatto non solo alla barba, ma anche alla depilazione.
Ingredienti
olio di cocco    500 g
olio di oliva      450 g
olio di ricino    50 g

soda caustica (NaOH)    143 g
acqua    330 g
argilla rasshoul    30 g

Dopo la cottura:
olio di jojoba    20 g

olio essenziale di melissa officinale    5 ml
olio essenziale di camomilla romana     5 ml
olio essenziale di salvia sclarea    5 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, gli stampi e gli ingredienti.
2.    In un vasetto di vetro per conserve con tappo a chiusura ermetica, pesate l’olio di jojoba, aggiungete gli oli essenziali, chiudete bene e mettete da parte. Pesate l’argilla e mettetela da parte.
3.    Preparate la soluzione caustica in un contenitore adatto, seguendo le solite procedure di sicurezza.
4.    Se avete una bilancia che regge il peso del contenitore di ceramica della pentola elettrica, pesate gli oli direttamente lì dentro. In alternativa, pesate gli oli in un contenitore separato e poi travasateli nella pentola elettrica.
5.    Accendete la pentola elettrica sul minimo.
6.    Quando gli oli si sono riscaldati e la soluzione caustica si è raffreddata, versate la soluzione caustica negli oli, quindi aggiungete l’argilla e mescolate.
7.    Proseguite la cottura, come spiegato nel manuale nella parte relativa ai metodi a caldo.
8.    A fine cottura, incorporate il miscuglio di jojoba e oli essenziali.
9.    Trasferite la pasta di sapone negli stampi.
10.    Dopo 24 ore, sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 6 settimane.
La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Ricettinaaa: sapone scrub al caffè e alla pietra pomice

Il caffè macinato è un buon ingrediente per i saponi che devono rimuovere lo sporco ostinato dalle mani. In questa ricetta Patrizia ha aggiunto pietra pomice macinata per ottenere un sapone scrub da usare per trattamenti d’urto periodici su tutte quelle zone del corpo (talloni, gomiti etc) dove la pelle tende a ispessirsi e a seccare. Lo scrub andrebbe fatto solo saltuariamente e seguito dall’applicazione di una crema nutriente. Non usate questo sapone sul viso o su zone del corpo dove la pelle è sottile e delicata.

Se non trovate pomice in polvere, potete triturare una pietra, acquistata in farmacia o nel reparto cosmesi dei supermercati, usando una vecchia grattugia da cucina, una raspa o un macinino da caffè. Passate poi la polvere a un setaccio molto fine per evitare che graffi la pelle!

La miscela di oli essenziali è stata scelta per dare un profumo balsamico e rinfrescante. Per i vegetariani e i vegani: sostituite lo strutto con olio di palma o con cera di soia (è olio di soia idrogenato), ricalcolando la soda caustica.

Se siete in vena di decori: portate la pasta alla fase del nastro, versatene circa un terzo nello stampo, aggiungete caffè, pomice e una punta di pigmento (ossido, mica, ultramarino) alla parte rimasta nella pentola, mescolate bene e versatela sullo strato “neutro”. Oppure, versate in una brocca pulita circa un terzo della pasta di sapone senza ingredienti esfolianti; aggiungete caffè, pomice ed eventuale colore in polvere al resto della pasta di sapone, che verserete in uno stampo (singolo o con divisori), sul fondo del quale avrete appoggiato un foglio di pluriball. Versate la pasta di sapone “neutra” sopra quella esfoliante.

Per questo sapone potete provare il metodo tutto a freddo descritto nel nostro libro Sapone fatto in casa for dummies. Lo sconto degli alcali è del 7%, con una concentrazione un pochino ridotta rispetto a quella del metodo a freddo di base, ossia calcolata intorno al 29%.

Ingredienti
Olio di oliva       620 g
Olio di cocco    200 g
Strutto             150 g
Olio di ricino     30 g

Soda caustica (NaOH)    134 g
Acqua                            330 g

Caffè macinato                 40 g
Pietra pomice in polvere    20 g

Olio essenziale di eucalipto          10 ml
Olio essenziale di pino silvestre    5 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza e gli ingredienti scelti. Decidete se vi interessa preparare il sapone a strati e preparate stampi ed eventuale brocca come necessario.
2.    Pesate i grassi direttamente nella pentola del sapone.
3.    Preparate la soluzione caustica e versatela nella pentola del sapone appena torna limpida.
4.    Mescolate fino a quando la pasta di sapone è omogenea e comincia a fare il nastro.
6.    Incorporate gli additivi secondo l’alternativa che avete scelto in partenza e versate il sapone negli stampi.
7.    Isolate quanto basta perché il sapone vada in gel. Sformate dopo 12-24 ore, tagliate se necessario e mettete ad asciugare all’aria per un paio di settimane.
8.    Continuate la stagionatura in ambiente protetto per almeno altre 4 settimane.

Attenzione! Non mettetevi a seguire questa ricetta se non avete dimestichezza con le tecniche della saponificazione. Fare sapone richiede studio preliminare ed esperienza per maneggiare in sicurezza le miscele caustiche. Nel blog trovate i consigli su come iniziare a far sapone o nel manuale Sapone fatto in casa for dummies.

Ricettinaaaa! Sapone onde di mare

Volevo fare una prova coll’alcol cetilico per vedere come avrebbe reso cremosa la schiuma, in combinazione con cocco e karitè. Questa è la formula che ne è uscita.

Burro di karitè  300 g

Olio di cocco  300 g

Olio di mais  350 g

Burro di cacao 50 g

Alcol cetilico  5 g

Idrossido di sodio  136 g (sconto 8%)

Acqua 300 g

Sapone preparato col metodo a freddo a temperatura ambiente (spiegato nel manuale for dummies) perché faceva molto caldo e la presenza del cocco avrebbe potuto innescare un vulcano. Per lo stesso motivo ho usato la dose “classica” di acqua e ho scartato una soluzione caustica più concentrata. Il bianco è dato dall’aggiunta di titanio diossido mentre lo swirl a onde è ottenuto con ossido blu. L’ho profumato con una fragranza cosmetica Amber-Lavender di Manske. Non sono una fan dell’olio di mais: è un insaturo che dà saponi sempre abbastanza molli. Ma ne avevo di avanzato e volevo finirlo. Forse sostituirlo con oliva sarebbe stato meglio. Il sapone comunque non è per niente molliccio, visto che la percentuale di grassi saturi contribuisce a tenerlo “in forma”. La prestazione del cetilico come booster per la schiuma è ottima. Ingrediente che userò ancora!

Attenzione! Non mettetevi a seguire questa ricetta se non avete dimestichezza con le tecniche della saponificazione. Fare sapone richiede studio preliminare ed esperienza per maneggiare in sicurezza le miscele caustiche. Nel blog trovate i consigli su come iniziare a far sapone o nel manuale Sapone fatto in casa for dummies.

Sapone da bucato autoprodotto: formula con acidi grassi a catena lunga

La ricerca di un sapone autoprodotto che funzioni nel bucato richiede, come abbiamo già scritto in questo blog più volte, una certa dose di sperimentazioni. Difficilmente si azzecca la formula ideale al primo colpo, perché l’efficacia del sapone in lavatrice dipende anche da fattori che non hanno strettamente a che vedere con gli ingredienti di cui è fatto, come la temperatura del lavaggio, la durezza dell’acqua, l’efficienza della lavatrice e, ovviamente, il tipo di sporco.

Sull’onda di tante discussioni nel nostro gruppo su Facebook Il Mio Sapone e grazie a un post di Rodolfo Baraldini sul suo blog Nononsensecosmethic, mi è tornata la voglia di rimettermi a fare il piccolo chimico e di giocare un po’ con la formulazione dei saponi per il bucato in lavatrice.

IMGP4325Primo passo, la scelta degli oli – Il primo passo di questo nuovo “viaggio” è cominciato da una riflessione sulla scelta dei grassi per fare il sapone. Sono partita dalla nostra tabella del libro “Sapone fatto in casa for dummies” che descrive il contenuto in acidi grassi degli oli vegetali, e da qui ho scelto quelli a maggior contenuto di acido oleico (catena a 18 atomi di carbonio, C18:1) e di acido linoleico (C18:2). Gli acidi grassi a catena lunga non danno saponi molto solubili se l’acqua è a bassa temperatura, ma la loro prestazione migliora quando si raggiungono le normali temperature di lavaggio in lavatrice. E hanno il vantaggio di non produrre eccessiva schiuma o di legarsi ai metalli disciolti in acqua come capita ai sali sodici ottenuti dall’acido stearico.

Partendo da queste considerazioni, ho formulato un sapone combinando il 65% di oli polinsaturi ricchi di acido linoleico col 15% di oli monoinsaturi ricchi di oleico. La scelta è caduta su oli che avevo in casa e che si trovano facilmente ovunque: girasole e oliva. A questa base, ho aggiunto il 20% di olio di cocco per sfruttare il potere lavante e la solubilità in acqua dei sali sodici di acido laurico (catena a 12 atomi di carbonio C:12).

Secondo passo, eccesso di alcali al 10% – Contrariamente a quanto avevo fatto finora, ho poi portato l’eccesso di alcali fino al 10%, supportata in questo dalla considerazione di Baraldini sul fatto che i detergenti industriali hanno spesso eccessi di “soda” addirittura del 20%. Sapendo che così tanta soda caustica avrebbe fatto aumentare la temperatura della reazione chimica e che la presenza dell’olio di cocco mi esponeva a un effetto-vulcano quasi garantito, ho deciso di lavorare con una quantità di acqua calcolata, come in molte ricette “tradizionali”, sulla quantità del peso dei grassi. Giusto per andare sul sicuro…. E ora ecco la ricetta completa!

Sapone da bucato C12-C18

Olio di girasole 650 g

Olio di cocco 200 g

Olio di oliva 150 g

Soda caustica 160 g (eccesso 10%)

Acqua 300 g

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Il sapone passato nel macinino

Terzo passo, la preparazione del sapone – Con questi ingredienti ho fatto sapone seguendo il metodo a freddo di base. Per evitare scherzi con le temperature, ho lavorato con soda e grassi attorno ai 30°. Ho poi versato il sapone in uno stampo molto grande in modo che lo strato di pasta restasse piuttosto sottile, ma che avesse comunque massa sufficiente per attraversare la fase del gel. Dopo due giorni ho tolto il sapone dallo stampo e, indossando i guanti, l’ho ridotto a pezzetti con un coltello. Ho lasciato i dadini di sapone nello stampo una decina di giorni, girandoli ogni tanto con una forchetta perché prendessero aria e si asciugassero bene. A quel punto, li ho messi nel robot da cucina e li ho macinati a dovere.

saponebucato

Gel viscoso, diluizione 1:1

Quarto passo, diluizione del sapone – In tutti questi anni, ho preparato gel da bucato con diluizioni 1:10 o 1:5 (una parte di sapone e 10 o 5 di acqua), ma stavolta ho voluto percorrere una strada nuova e accettare l’idea di Baraldini di una diluizione 1:1 per avere un sapone più concentrato e più facilmente dosabile. Ho scelto inoltre di diluirlo a freddo, senza ricorrere ai fornelli né al bagnomaria. Ma per non rischiare di buttare via tutto, sono partita da una piccola quantità. Ho messo 100 grammi del mio sapone macinato in un contenitore di plastica dura e ci ho versato sopra 100 grammi di acqua bollente. Per facilitare la diluizione ho aggiunto anche un 20% di alcol etilico. Ho isolato con un asciugamano di spugna bello pesante e lasciato riposare il tutto per un paio d’ore. A quel punto, aiutandomi, con una forchetta, ho cominciato a mescolare fino a ottenere un “pastone” ancora abbastanza grumoso. Ho dato modo al sapone di riposare per altre 24 ore e, il giorno dopo, il gel viscoso era pronto…. bello, lucido e concentrato come si vede nella foto! Volendo aggiungere una profumazione, cosa che stavolta non ho fatto perché ero più interessata alla formulazione che agli additivi, sarebbe bastato aggiungerla all’alcol etilico prima di incorporarla al sapone. Il pH di questo gel viscoso è alto (11,5 misurato con le mie cartine), questo significa che bisogna maneggiarlo coi guanti e che non è adatto a lavare fibre di origine animale (lana, seta) sensibili ai detergenti troppo alcalini.

Per completare l’esperimento ho deciso inoltre che questo sapone non avrebbe contenuto sequestranti, almeno fino a quando non avessi testato le sue prestazioni in lavatrice e non fossi giunta a conclusioni diverse. A voi quindi le prove-lavatrice nella prossima puntata di questa storia! 🙂

Sapone marocchino in chiave nordica: variazione sul tema /2

Un sapone Beldi molto speciale, senza le olive nere come prevedono alcune ricette, ma con l’estratto alcolico di gemme di pino, raccolte nelle foreste dei Paesi Baltici.

Un’idea che vi fa alzare il sopracciglio? Vi sembra una variazione troppo estrema? Provate a leggere e magari cambierete idea… 🙂

Anna Svergun viva a Riga, in Lettonia, e ha un diploma in aromaterapia con indirizzo alla cosmetologia, terapia e psicologia. “I miei cosmetici mi hanno aiutata a risolvere alcuni problemi cutanei, mi hanno regalato capelli pieni di salute e mi aiutata a sentirmi più felice e più sicura di me stessa. Alcuni ingredienti li preparo io stessa. Col tempo ho sviluppato formule soprattutto per le pelli impure, grasse o acneiche dove ho visto i miglioramenti più significativi. Tutti i prodotti li testo su me stessa prima per verificarne la qualità e l’efficacia”. L’interpretazione che Anna fa del sapone Beldi le è stata ispirata dalla visita a bagno turco dove questo sapone veniva usato. La sua ricetta parte da una base di sapone già pronta ed è quindi ideale per tutti i principianti o da coloro che si spaventano all’idea di lavorare con gli alcali.

  • Base di sapone naturale 100 grammi
  • Infuso concentrato di tè verde o nero 100 grammi
  • Olio vergine di oliva 30 grammi
  • Foglie di eucaliptus secche e polverizzate 50 grammi
  • Estratto alcolico di gemme di pino 10 grammi
  • Olio essenziale di eucaliptus 80 gocce (circa 3 grammi)

“Grattugiate il sapone e scioglietelo a bagnomaria con il tè. Togliete il recipiente dal bagnomaria e, lontano dal fornello, aggiungete l’olio di oliva, la polvere di foglie di eucalipto e l’estratto alcolico di gemme di pino. Mescolate molto bene, aggiungete l’olio essenziale quindi travasate il sapone in contenitori di vetro con coperchio ermetico. Lasciate riposare per un paio di settimane prima di usarlo. Se volete usare il sapone come scrub, pestate le foglie in un mortaio ma senza ridurle in polvere”.

NOTA: siccome questo sapone contiene acqua, potrebbe diventare rancido o sviluppare muffe, preparatene la quantità che vi serve e usatelo nel giro di un mese. Altre preparazioni di Anna si trovano sul suo Etsy shop. Volete sapere come rilavorare i saponi? Venite nel nostro gruppo Facebook a scoprirlo.

Trovate il procedimento in dettaglio, altre ricette e tutti i metodi contemporanei per far sapone in casa nei libri sul sapone naturale di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.

Questa ricetta è tratta da un servizio che Marina Tadiello ha realizzato per il numero di gennaio/febbraio della rivista Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo che si occupa di sapone artigianale e cosmesi homemade. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne per averci autorizzate a tradure il testo e a condividerlo nel nostro blog.

Sapone nero marocchino: variazioni sul tema /1

black moroccan soapUn sapone “antico” che conserva il suo fascino e i suoi misteri. A differenza del Marsiglia, dell’Aleppo o del sapone di Nablus dei quali è nota la storia e per i quali esistono moltissime versioni delle formule originali, il sapone marocchino o Beldi continua a rappresentare un piccolo enigma.

In uno degli ultimi numeri della rivista americana Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo dedicato al sapone artigianale e homemade, Marina Tadiello ha presentato alcune interviste a saponaie che hanno accettato di condividere le loro libere interpretazioni del sapone marocchino. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne che ci hanno permesso di tradurre e condividere il testo sul nostro blog.

Amal Bassa, Nevada (Usa) – Beldi con idrossido di potassio

“La mia passione per il sapone iniziò da bambina quando osservavo mia nonna preparare sapone di Castiglia con l’olio di oliva. Essendo originaria del Medioriente, per me il sapone era essenzialmente olio di oliva. Ora, con due lauree in Chimica, insegno a far sapone ai miei studenti quale esempio classico di reazione acido-base. La saponificazione è una delle più interessanti e divertenti reazioni da realizzare in un laboratorio. La mia sperimentazione col Beldi ebbe inizio qualche anno fa, quando i miei amici marocchini mi iniziarono a questa antica formula. E fu amore a prima vista. Quando preparo il sapone Beldi, comincio con una soluzione di idrossido di potassio disciolto in acqua. Verso l’alcali nell’acqua e mescolo fino a quando non si è dissolto completamente. E’ un passaggio pericoloso, perché la soluzione caustica è molto reattiva e bisogna adottare tutte le precauzioni del caso”.

ATTENZIONE! Se non avete mai fatto sapone e non sapete come maneggiare gli alcali, potete partire dal nostro sito, ma le istruzioni complete su come lavorare con l’idrossido di potassio e come fare il sapone a caldo le trovate nei nostri manuali “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici” e “Il sapone fatto in casa For Dummies” Non fate sapone se non avete imparato come proteggervi dagli alcali e come lavorare in sicurezza!

Quando la soluzione caustica è pronta, la miscelo con l’olio di oliva. In una delle mie formule preferite uso:

  • 450 grammi di olio di oliva
  • 90 grammi di idrossido di potassio (titolo 96-98)
  • 170 grammi di acqua

Quando la soluzione caustica è miscelata all’olio, frullo col frullatore a immersione fino a quando non raggiungo il nastro. A questo punto continuo la preparazione del sapone a caldo, usando la pentola elettrica a temperatura controllata (tipo crockpot). Di solito la cottura richiede 3 ore e il sapone è pronto quando la sua consistenza diventa simile alla Vaselina”.

Questa ricetta è la base del sapone Beldi di Amal. Se volete aggiungere altri ingredienti, potete prendere ispirazione dal suo sito Soap Oasis.com

Trovate il procedimento in dettaglio, altre ricette e tutti i metodi contemporanei per far sapone in casa nei libri sul sapone naturale di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.