Ricettinaaaaaa: latte miele & avena

La ricetta del sapone al latte, miele e avena è una delle più popolari: ne troverete infinite versioni su Internet e sui manuali.
Latte e miele impartiscono al sapone un bel colore bruno dorato, e non è raro che sulla superficie compaia la polvere di sapone, o soap ash, che di solito è considerata un difetto, ma che su questo sapone fa invece un effetto bellissimo e fa pensare al toffee!
Lo sconto soda, senza tener conto dei grassi del latte, è vicino al 6%. I fiocchi d’avena, lasciati interi ma frullati nella pasta di sapone, rendono il sapone piacevolmente ruvido al tatto.

Ingredienti
Olio di oliva    620 g
Sego di bue od olio di palma    250 g
Olio di cocco    100 g
Olio di ricino 30 g

Soda caustica (NaOH)    132 g
Latte    300 g

Miele    1 cucchiaio, sciolto in poca acqua tiepida

Fiocchi di avena    1 cucchiaio
Olio essenziale di palmarosa    9 ml
Olio essenziale di arancio dolce    9 ml
Olio essenziale di cannella    2 ml

Procedimento
1.    Il giorno prima di fare il sapone, misurate e congelate il latte, come spiegato nel procedimento per i saponi al latte nel libro For Dummies.
2.    Quando siete pronti per far sapone, preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, lo stampo e gli ingredienti scelti.
3.    Preparate la soluzione caustica col latte semi-congelato e lasciatela intiepidire.
4.    Misurate e scaldate i grassi.
5.    Misurate gli oli essenziali e i fiocchi d’avena nello stesso contenitore. Mescolate e mettete da parte.
6.    Quando grassi e soluzione caustica sono pronti, versate la soluzione caustica nei grassi e date una mescolata veloce.
7.    Aggiungete il miele, sciolto in poca acqua tiepida, e mescolate fino a quando la pasta di sapone comincia a schiarirsi.
8.    Aggiungete il miscuglio di oli essenziali e fiocchi d’avena.
9.    Mescolate col frullatore a immersione finché il sapone comincia a rapprendersi.
10.    Versate nello stampo, proteggete la superficie del sapone secondo necessità e isolate gli stampi.
11.    Controllate il sapone periodicamente, alleggerendo l’isolamento se necessario.
12.    Sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 6 settimane.

La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

For dummies in pillole: metodo a caldo nel forno

La saponificazione in forno ha fatto la sua comparsa una quindicina di anni fa, come variante dei metodi a caldo. E’ un metodo il cui esito dipende moltissimo dalle caratteristiche del forno e dalla sua capacità di conservare temperature relativamente basse per un lungo periodo di tempo. E’ anche un sistema di “cottura” che richiede supervisione e che quindi non è adatto a chi è ancora alle prime armi. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli: tra i 40ºC e i 50ºC. Soluzione caustica: meno di 40ºC


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina spessa, ma più fluida di quella cotta a bagnomaria. Non adatta a decori swirl o a stampi con decori intricati. Ideale per stampi semplici da più saponette, con o senza divisori.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso e colore più uniforme del sapone cotto a bagnomaria, ma mai uniforme come il sapone a freddo. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte, miele e additivi zuccherini. Fate attenzione ai grassi che possono far surriscaldare la pasta di sapone. Se li usate, tenete sotto controllo il sapone per evitare l’effetto vulcano.


Adatto per – Lotti da 2 a 5 chili di saponi solidi per tutti gli usi.


Non adatto per – Lotti standard da un chilo. Saponi al latte e miele.


Da evitare per – Saponi con decori molto dettagliati. Saponi swirl.


Aggiunta oli surgrassanti – Dopo la cottura, regolando opportunamente lo sconto soda.


Vantaggi – Possibilità di fare lotti più grandi. La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura. Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura e potrebbero rimanere intatti nel sapone finito.


Svantaggi – Non adatto ai principianti. Difficile gestire le temperature del forno.
Il sapone va sorvegliato costantemente durante la cottura. Non è adatto ai piccoli lotti di sapone, compreso il lotto standard (1 chilo di grassi). Lavorare con lotti grandi richiede esperienza, forza e buona manualità. Si rischia di sprecare (e dover recuperare) molto materiale se qualcosa va storto.

For dummies in pillole: il metodo a caldo a bagnomaria

Un paio di pentole d’acciaio, una più grande dell’altra, acqua bollente e via. Il metodo a caldo a bagnomaria è il sistema più immediato per sperimentare qualcosa di diverso rispetto alla saponificazione a freddo. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli tra i 40° e i 50° C, soluzione caustica meno di 40° C.


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina molto spessa. Non adatta ai decori swirl, né agli stampi con decori dettagliati. Meglio versarla in stampi semplici, singoli o multipli con o senza divisori. Un sistema per rendere la pasta più fluida è l’aggiunta del sodio lattato.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso o traslucido e un po’ rugoso in superficie. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte. Miele e additivi zuccherini da usare con cautela.


Adatto per – Saponi solidi per il corpo, il bucato, gli animali domestici. Saponi che contengano ingredienti che possono far ammassare la pasta di sapone, in particolare cera d’api, colofonia, catrame vegetale, ma in questo caso bisogna fare particolarmente attenzione a che le temperature non diventino troppo alte.


Non adatto per – Saponi al latte, saponi decorativi con alto dettaglio, come gli swirl.


Da evitare assolutamente per – Saponi whipped.


Aggiunta di oli surgrassanti – Dopo la cottura, regolando opportunamente la quantità di soda all’inizio.


Vantaggi – La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura. Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura e potrebbero rimanere intatti nel sapone finito. Il sistema del bagnomaria è alla portata di tutti, non richiede acquisti di attrezzature speciali.


Svantaggi – Scelta più limitata per gli ingredienti. Il sistema a due pentole richiede buona manualità e una certa forza. Costi di produzione superiori per l’energia impiegata nella cottura. La cottura va sorvegliata.

L’uso di questa tecnica presuppone la conoscenza delle basi della saponificazione e una certa dimestichezza coi metodi a freddo. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

For dummies in pillole: il metodo a caldo nella crockpot

Crockpot è la marca più famosa

Crockpot è il nome della marca inglese più famosa, ma la pentola elettrica a cottura programmata è ormai diventata un “oggetto” che si trova anche in Italia e che non costa più una fortuna. Molti in questi anni – compresa la sottoscritta – l’hanno comprata per farci il sapone a caldo perché è molto più comoda del bagnomaria, più sicura ed efficiente del forno. Questo metodo di saponificazione a caldo è descritto nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela –  Oli tra i 40° e i 50° C, soluzione caustica a meno di 40°


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina spessa, ma più fluida di quella cotta a bagnomaria. Ottima per saponi semplici, da tagliare a fette.
Non adatta per stampi con decori intricati. Ideale per stampi semplici, individuali o da più saponette, con o senza divisori.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso e colore più uniforme del sapone cotto a bagnomaria, ma mai uniforme come il sapone a freddo. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte, miele e additivi zuccherini. Fate attenzione anche ai grassi che possono far surriscaldare la pasta di sapone.


Adatto per – Lotti standard da 1 kg o più piccoli. Saponi solidi per tutti gli usi. Saponi semi-trasparenti


Non adatto per – Lotti grandi, saponi decorativi tipo swirl.


Aggiunta di oli surgrassanti – Dopo la cottura, aggiustando opportunamente lo sconto dell’alcali.


Vantaggi della cottura in pentola elettrica – Possibilità di fare lotti più piccoli del lotto standard da 1 kg, ideale per esperimenti con nuove ricette a caldo.  Valida alternativa al metodo a bagnomaria perché non richiede “sorveglianza”. Più sicuro per i saponi che contengono alcol perché non si lavora con fiamme libere. La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura.
Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura quando la saponificazione è finita.


Svantaggi – Non si possono fare lotti molto grandi. La pentola di ceramica è pesante, ci vuole una bilancia che porti almeno 5 chili con divisioni di 1 grammo. L’alternativa è pesare tutto in contenitori separati o preparare il sapone in una pentola normale e poi trasferirlo nella crockpot per la cottura.
E’ richiesto un piccolo investimento iniziale per comprare la pentola e va messo in conto il consumo energetico per farla funzionare. La pentola di ceramica può danneggiarsi al contatto con gli alcali e non in tutti i modelli può essere sostituita.

Utensili per fare il sapone: un riepilogo generale

Ho pensato di fare un post che riassuma, in maniera molto schematica, quali attrezzature sono richieste nei diversi metodi per fare il sapone. L’elenco va dalle tecniche più semplici a quelle più complesse.

Attrezzature per tutti i tipi di sapone
•    Una bilancia elettronica di portata sufficiente, con divisione al grammo.
•    Un barattolo di vetro o acciaio inox o plastica resistente agli alcali, per pesare gli alcali.
•    Una caraffa in acciaio inox o vetro borosilicato o plastica resistente per la soluzione caustica.
•    Cucchiai e cucchiaini di acciaio inox; volendo, cucchiai dosatori di acciaio.
•    Scodelline di vetro, di porcellana, di ceramica non porosa o di acciaio inox per dosare gli ingredienti facoltativi; volendo, misurini dosatori in vetro da laboratorio o acciaio inox.
•    Posate a manico lungo di acciaio inox, spatole o mestoli di materiale plastico resistente agli alcali, spatole in silicone.
•    Un frullatore a immersione con lame di acciaio inox.
•    Una vaschetta di plastica per appoggiare il frullatore a immersione intanto che lavorate.
•    Un termometro da cucina, da caseificio o cantina che arrivi a 100 gradi.
•    Stracci, vecchi giornali, pezzi di cartone per proteggere il piano di lavoro, appoggiare e pulire gli attrezzi.
•    Stampi per le saponette, secchielli o flaconi per i saponi liquidi.
•    (Facoltativo) Attrezzature o materiali per misurare il pH.

Attrezzature per il sapone solido a freddo
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Una pentola di acciaio inox.
•    Vecchie coperte o asciugamani per isolare il sapone.

Attrezzature per il sapone solido a freddo con decori swirl
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Contenitori in Pyrex, acciaio o plastica per dividere la pasta nei vari colori.
•    Bottigliette o flaconi di plastica con tappo/beccuccio erogatore (tipo quello delle salse o dei cosmetici) anche riciclate per le colature di precisione.
•    Spatole in silicone, bastoncini tipo “cinesi”, filo d’acciaio per giardinieri da modellare a forma di gancio, ferri da maglia in plastica, forchettine da dessert, uncinetti, coltellini, spiedini per i disegni.
•    Un imbuto di plastica per colate circolari.
•    Un piccolo parallelepipedo di legno o un piccolo tetrapack da 200 ml per le colature “dalla colonna”.

Attrezzature per il sapone liquido a freddo
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Un secchiello di plastica con coperchio.

Attrezzature per saponi a caldo (solidi, liquidi, trasparenti, in crema, rilavorati)
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Un sistema di pentole dove possiate inserire la pentola del sapone in una seconda pentola di acciaio inox per la cottura a bagnomaria, oppure una pentola di acciaio adatta per la cottura nel forno, oppure una pentola elettrica a temperatura controllata per il metodo col crockpot.

Attrezzature per saponi in crema e trasparenti
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone e per i saponi a caldo:
•    Qualche vasetto di vetro da conserva con tappo ermetico.

Attrezzature per il sapone montato (whipped)
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone e per i saponi solidi a freddo:
•    Una frusta elettrica.
•    Una tasca da pasticcere – anche di quelle usa-e-getta – con bocchette di varia forma e misura; oppure della carta da forno se sapete come farvi da soli i coni per decorare (sac-à-poche).
Tutti i metodi sono descritti nel manuale Sapone fatto in casa for dummies. Non fate sapone se prima non avete imparato le necessarie precauzioni per maneggiare gli alcali.

Sapone da bucato autoprodotto: formula con acidi grassi a catena lunga

La ricerca di un sapone autoprodotto che funzioni nel bucato richiede, come abbiamo già scritto in questo blog più volte, una certa dose di sperimentazioni. Difficilmente si azzecca la formula ideale al primo colpo, perché l’efficacia del sapone in lavatrice dipende anche da fattori che non hanno strettamente a che vedere con gli ingredienti di cui è fatto, come la temperatura del lavaggio, la durezza dell’acqua, l’efficienza della lavatrice e, ovviamente, il tipo di sporco.

Sull’onda di tante discussioni nel nostro gruppo su Facebook Il Mio Sapone e grazie a un post di Rodolfo Baraldini sul suo blog Nononsensecosmethic, mi è tornata la voglia di rimettermi a fare il piccolo chimico e di giocare un po’ con la formulazione dei saponi per il bucato in lavatrice.

IMGP4325Primo passo, la scelta degli oli – Il primo passo di questo nuovo “viaggio” è cominciato da una riflessione sulla scelta dei grassi per fare il sapone. Sono partita dalla nostra tabella del libro “Sapone fatto in casa for dummies” che descrive il contenuto in acidi grassi degli oli vegetali, e da qui ho scelto quelli a maggior contenuto di acido oleico (catena a 18 atomi di carbonio, C18:1) e di acido linoleico (C18:2). Gli acidi grassi a catena lunga non danno saponi molto solubili se l’acqua è a bassa temperatura, ma la loro prestazione migliora quando si raggiungono le normali temperature di lavaggio in lavatrice. E hanno il vantaggio di non produrre eccessiva schiuma o di legarsi ai metalli disciolti in acqua come capita ai sali sodici ottenuti dall’acido stearico.

Partendo da queste considerazioni, ho formulato un sapone combinando il 65% di oli polinsaturi ricchi di acido linoleico col 15% di oli monoinsaturi ricchi di oleico. La scelta è caduta su oli che avevo in casa e che si trovano facilmente ovunque: girasole e oliva. A questa base, ho aggiunto il 20% di olio di cocco per sfruttare il potere lavante e la solubilità in acqua dei sali sodici di acido laurico (catena a 12 atomi di carbonio C:12).

Secondo passo, eccesso di alcali al 10% – Contrariamente a quanto avevo fatto finora, ho poi portato l’eccesso di alcali fino al 10%, supportata in questo dalla considerazione di Baraldini sul fatto che i detergenti industriali hanno spesso eccessi di “soda” addirittura del 20%. Sapendo che così tanta soda caustica avrebbe fatto aumentare la temperatura della reazione chimica e che la presenza dell’olio di cocco mi esponeva a un effetto-vulcano quasi garantito, ho deciso di lavorare con una quantità di acqua calcolata, come in molte ricette “tradizionali”, sulla quantità del peso dei grassi. Giusto per andare sul sicuro…. E ora ecco la ricetta completa!

Sapone da bucato C12-C18

Olio di girasole 650 g

Olio di cocco 200 g

Olio di oliva 150 g

Soda caustica 160 g (eccesso 10%)

Acqua 300 g

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Il sapone passato nel macinino

Terzo passo, la preparazione del sapone – Con questi ingredienti ho fatto sapone seguendo il metodo a freddo di base. Per evitare scherzi con le temperature, ho lavorato con soda e grassi attorno ai 30°. Ho poi versato il sapone in uno stampo molto grande in modo che lo strato di pasta restasse piuttosto sottile, ma che avesse comunque massa sufficiente per attraversare la fase del gel. Dopo due giorni ho tolto il sapone dallo stampo e, indossando i guanti, l’ho ridotto a pezzetti con un coltello. Ho lasciato i dadini di sapone nello stampo una decina di giorni, girandoli ogni tanto con una forchetta perché prendessero aria e si asciugassero bene. A quel punto, li ho messi nel robot da cucina e li ho macinati a dovere.

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Gel viscoso, diluizione 1:1

Quarto passo, diluizione del sapone – In tutti questi anni, ho preparato gel da bucato con diluizioni 1:10 o 1:5 (una parte di sapone e 10 o 5 di acqua), ma stavolta ho voluto percorrere una strada nuova e accettare l’idea di Baraldini di una diluizione 1:1 per avere un sapone più concentrato e più facilmente dosabile. Ho scelto inoltre di diluirlo a freddo, senza ricorrere ai fornelli né al bagnomaria. Ma per non rischiare di buttare via tutto, sono partita da una piccola quantità. Ho messo 100 grammi del mio sapone macinato in un contenitore di plastica dura e ci ho versato sopra 100 grammi di acqua bollente. Per facilitare la diluizione ho aggiunto anche un 20% di alcol etilico. Ho isolato con un asciugamano di spugna bello pesante e lasciato riposare il tutto per un paio d’ore. A quel punto, aiutandomi, con una forchetta, ho cominciato a mescolare fino a ottenere un “pastone” ancora abbastanza grumoso. Ho dato modo al sapone di riposare per altre 24 ore e, il giorno dopo, il gel viscoso era pronto…. bello, lucido e concentrato come si vede nella foto! Volendo aggiungere una profumazione, cosa che stavolta non ho fatto perché ero più interessata alla formulazione che agli additivi, sarebbe bastato aggiungerla all’alcol etilico prima di incorporarla al sapone. Il pH di questo gel viscoso è alto (11,5 misurato con le mie cartine), questo significa che bisogna maneggiarlo coi guanti e che non è adatto a lavare fibre di origine animale (lana, seta) sensibili ai detergenti troppo alcalini.

Per completare l’esperimento ho deciso inoltre che questo sapone non avrebbe contenuto sequestranti, almeno fino a quando non avessi testato le sue prestazioni in lavatrice e non fossi giunta a conclusioni diverse. A voi quindi le prove-lavatrice nella prossima puntata di questa storia! 🙂

Il levato su liscivia: impara il metodo dei saponi di Marsiglia e Aleppo

marsigliaIl metodo descritto come levato su liscivia, o fully boiled in inglese, è quello utilizzato dalle prime fabbriche di sapone europee e mediorientali. Sostituito nella produzione industriale di massa dai cosiddetti metodi in continuo, viene comunque tuttora applicato come metodo in caldaia nei saponifici artigianali. In questo metodo, adatto molto più alla produzione industriale che ai saponai casalinghi, i grassi vengono bolliti in una soluzione alcalina, nella quale finiscono la glicerina ed eventuali impurità. Il sapone risultante è un sale sodico puro, senza grassi liberi e senza glicerina.

Un metodo per saponi “antichi” – Alla famiglia dei saponi ottenuti con questo procedimento appartengono il sapone di Marsiglia (un sapone duro, di solito a base di olio di oliva e destinato principalmente al bucato) e il sapone di Aleppo, che si distingue perché tra gli ingredienti annovera l’olio di bacche d’alloro. Nei paesi anglosassoni, si parla invece di Castile soap (sapone di Castiglia, spesso scritto nella grafia francese Castille) per descrivere sinteticamente tutti i saponi duri a base di olio di oliva, prodotti con eccesso di soda. In pratica, non ci sono differenze sostanziali tra questi tipi di sapone. Quel che li accomuna è il procedimento di lavorazione, il metodo che qui descriviamo come levato su liscivia. Quel che li distingue sono gli ingredienti e le abitudini d’uso.

Un salto indietro nel tempo – Come spieghiamo nel Capitolo 1 del nostro manuale Sapone fatto in casa for dummies, le origini del sapone sono incerte, ma si ritiene risalgano alle tradizioni del Medio Oriente e ai saponi di Aleppo (in Siria) e di Nablus (in Palestina), dove pare esistessero laboratori specializzati per la produzione del sapone fin dal XII secolo. Le fabbriche europee più antiche sorsero sulle sponde del Mediterraneo, prima forse a Gallipoli in Puglia, poi a Savona, poi a Marsiglia e in Spagna. I metodi di produzione sono praticamente gli stessi dappertutto: cambiano però le ricette, che sono strettamente legate alla disponibilità locale di grassi adatti.In Siria, l’olio utilizzato per la saponificazione è una miscela di olio di oliva e di bacche di alloro: ecco il sapone di Aleppo. In Palestina, in Italia e in Spagna si usa esclusivamente olio di oliva — come si faceva inizialmente a Marsiglia, prima che le esigenze di produzione richiedessero “tagli” con oli meno pregiati, tra cui l’olio di palma (materia prima di basso costo, importata dalle colonie francesi) e quello di arachidi. Il procedimento di lavorazione preindustriale richiedeva la bollitura dei grassi con acqua, sale e una sostanza alcalina ricavata dalle ceneri di piante locali, come la Salicornia e la Salsola kali, la famosa barilla del sapone di Castiglia. Dal XIX secolo, l’idrossido di sodio sostituisce le liscivie di cenere nei saponi europei. La tradizione siriana vuole invece che ancora oggi il “vero” sapone di Aleppo sia fatto solo con liscivia ottenuta dalle ceneri di Salicornia, anche se il sapone di Aleppo che arriva in Europa è ormai tutto prodotto con l’impiego di soda caustica.

Come usare il levato oggi – L’impiego più comune (e sensato) della levata su liscivia è come procedimento di recupero degli oli di frittura e dei grassi animali di scarto che, come saprete, costituiscono nello stesso tempo materie prime preziose e materiali inquinanti, non smaltibili direttamente come rifiuti domestici. Una descrizione di come procedere con i dosaggi degli ingredienti e la spiegazione passo per passo è uno dei contenuti gratuiti scaricabili dal sito del Sapone for dummies. E se poi volete discutere con chi questo metodo l’ha già sperimentato, fate un salto nel nostro gruppo Facebook Il Mio Sapone.

Foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3ASavons_de_Marseille_002.JPG
By Arnaud 25 (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

Metodi per fare il sapone: quali sono, come sceglierli

metodi per fare il saponeA partire dagli anni Novanta, grazie allo scambio di informazioni tra saponai su Internet, sono stati messi a punto diversi metodi per fare il sapone in casa, rielaborando i sistemi tradizionali che erano sopravvissuti alla “colonizzazione” dei tensioattivi commerciali, avvenuta a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta. Tutte queste tecniche sono dette “a impasto” e differiscono dai saponi “levati” che sono invece la norma in campo industriale.

Nei metodi a impasto tutti gli ingredienti messi all’inizio del processo di saponificazione e i prodotti della loro reazione (la glicerina) restano nel sapone finito. Le tecniche a impasto si dividono in due grandi categorie: quelle a freddo dove la saponificazione avviene senza ricorrere a fonti di calore esterne, quelle a caldo dove invece la pasta di sapone viene surriscaldata per accelerarne la reazione.

Le varianti a freddo sono cinque:

  1. Il metodo a freddo di base (CP, cold process)
  2. Il metodo tutto a freddo (NHCP, no heat cold process)
  3. Il metodo a freddo a temperatura ambiente (RTCP, room temperature cold process)
  4. Il metodo super-freddo o dei saponi montati
  5. Il metodo a freddo ad acqua ridotta (DWCP, discounted water cold process)

Altrettante sono le varianti della tecnica a caldo:

  1. Il metodo a caldo a bagnomaria (DBHP, double boiler hot process)
  2. Il metodo a caldo nel forno (OHP, oven hot process)
  3. Il metodo a caldo nel microonde (MWHP, microwave hot process)
  4. Il metodo a caldo nelle pentole a temperatura controllata (CPHP, crock pot hot process)
  5. Il metodo a caldo nel forno nello stampo (ITMHP, in the mould hot process)

Marina e io ci occupiamo di sapone fatto in casa dalle fine degli anni Novanta e abbiamo partecipato non solo allo sviluppo delle tecniche, ma siamo anche state testimoni delle “mode” cui hanno dato vita. Oggi si parla moltissimo di metodo a temperatura ambiente, per esempio, mentre sono quasi del tutto scomparsi i metodi a caldo nel microonde o la cottura nel forno nello stampo i quali, solo qualche anno fa, sembravano l’invenzione del secolo. Resiste saldamente invece il metodo a freddo di base, mentre quello a caldo nella pentola elettrica sembra proporsi come il nuovo trend del 2016.

Tutte le tecniche danno come risultato del sapone. Ma non tutte sono uguali e districarsi nella scelta di quella giusta può richiedere un po’ di tempo e di esperienza. Ci sono tipi di sapone che richiedono tecniche specifiche. Difficile pensare di fare saponi in crema senza la cottura a bagnomaria o nella pentola elettrica, praticamente impossibile ottenere dei montati ignorando la tecnica super-fredda e, una volta imparata la tecnica a caldo, anche la produzione di saponi liquidi ne guadagna.

L’esperienza di prima mano è quella più importante. Ma se volete approfittare della nostra, quanto meno per farvi un’idea di come marciano le cose e di come scegliere il metodo giusto per il sapone giusto, abbiamo preparato una scheda di riepilogo sulla scelta dei metodi che completa il nostro manuale “Il sapone fatto in casa For Dummies”, dove tutte le tecniche a freddo e a caldo sono spiegate passo per passo.

Il “tutto cocco”: un sapone da amare o da odiare

Un pesciolino 100% cocco.

Un pesciolino 100% cocco.

Il sapone di solo olio di cocco è una “creatura” speciale che suscita sentimenti opposti: o lo si ama alla follia o lo si detesta.

Il motivo che porta una parte di saponai a dire che il tutto cocco è  un sapone eccezionale è sostanzialmente il medesimo che scatena l’avversione dei detrattori e ha persino un nome proprio: acido laurico. Il grasso estratto dalla polpa del cocco è composto fino a circa il 50% da questo trigliceride che, se fatto reagire con la soda caustica, produce un sale sodico molto schiumoso ma anche molto detergente. In un altro post su questo blog ho parlato del falso mito dell’olio di cocco irritante. Un sapone di solo olio di cocco produce quindi quantità enormi di schiuma a grandi bolle cremose, ma ha anche un effetto disseccante sulla pelle che lo rende particolarmente aggressivo. Non a caso, nel tentativo di “addolcirlo”, si applicano al tutto cocco sconti soda altissimi (dal 15 al 20%) mentre per saponi fatti con altri oli un superfatting ritenuto “normale” tende a non superare il 10%.

Nonostante sia un sapone mono-olio bisogna inoltre sapere che il tutto cocco non è facilissimo da fare ma richiede un minimo di esperienza per saper gestire possibili “effetti collaterali” dovuti al surriscaldamento. La reazione chimica con la soda caustica è infatti particolarmente “bollente”, tanto che le probabilità di vedere un tutto cocco eruttare fuori dallo stampo o ammassarsi al secondo colpo di frullatore sono tutt’altro che remote.

Ecco quindi un piccolo elenco di ciò che è bene tenere a mente quando si progetta di preparare un sapone di solo olio di cocco.

1) Fate il 100% cocco seguendo il metodo a freddo di base che vi permette il controllo delle temperature. Non seguite né il metodo tutto a freddo, né tanto meno quello ad acqua ridotta dove il rischio di surriscaldamento sarebbe ancora più estremo. Se proprio volete stare sul sicuro, utilizzate il metodo a freddo a temperatura ambiente dove anche la soda caustica è lasciata raffreddare completamente prima di aggiungerla al grasso. Una descrizione di tutti i metodi e delle loro differenze la trovate nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici“.

2) Lavorando col metodo a freddo di base, tenete le temperature di grassi e soluzione caustica sui 35°.

3) Evitate stampi lunghi e stretti (del tipo dei tubi delle patatine o i cartoni del latte), ma preferite forme larghe o stampini monodose dai quali il calore in eccesso possa disperdersi senza problemi.

4) Evitate accuratamente tutti gli ingredienti che contribuiscono ad alzare la temperatura (miele, latte, sostanze zuccherine in genere) e le fragranze cosmetiche che sono note per provocare ammassamento.

5) Andateci piano col frullatore: un paio di colpi in genere sono sufficienti per arrivare al nastro e il sapone è pronto da versare negli stampi.

5) Se avete seguito il metodo a freddo di base non coprite gli stampi, se avete seguito il metodo a freddo a temperatura ambiente usate una copertura molto leggera.

6) Il sapone tutto cocco solidifica molto in fretta. Date un’occhiata dopo 18 ore ed eventualmente toglietelo subito dagli stampi. Timbratelo o tagliatelo immediatamente perché più indurisce e più potrebbe rompersi o sbriciolarsi.

Vantaggi di un sapone 100% cocco: fa tantissima schiuma persino in acqua salata, è molto solubile, deterge in profondità, mantiene molto bene le forme e si presta a stampini con disegni in rilievo, è di un bel bianco perlaceo.

Svantaggi di un sapone 100% cocco: si consuma terribilmente in fretta, aggredisce il film protettivo della pelle e può portare a irritazioni, il cocco non è un grasso a “chilometri zero” o a basso impatto ambientale, il problema del surriscaldamento limita la scelta di ingredienti che si possono usare nella ricetta.

Nel gruppo su Facebook, “Il mio sapone” abbiamo fatto un esperimento collettivo sul sapone 100% cocco che ha dato vita a una discussione molto interessante.

La fase del gel: che cos’è, a che cosa serve

Un sapone durante la fase del gel

Un sapone durante la fase del gel

La cosiddetta fase del gel è un momento nel processo di saponificazione che avviene quando la pasta di sapone è stata versata negli stampi e coperta. Durante questa fase la temperatura della pasta di sapone aumenta e il calore si diffonde a partire dal centro della forma verso i bordi. La pasta prende un colore più scuro e, da opaca che era, assume un aspetto “gloss” lucido con una consistenza, appunto, simile al gel.

A seconda dei grassi utilizzati e delle temperature di lavorazione, la fase del gel può avvenire nel giro di mezz’ora dal momento in cui il sapone è stato versato nella forma oppure presentarsi dopo diverse ore. In alcuni casi il gel procede molto velocemente dal centro verso i bordi e, in poche decine di minuti, tutta la pasta diventa traslucida e calda. In altri casi il gel avviene più in “profondità” nella massa di sapone e sulla superficie si può osservare soltanto una macchia di colore leggermente più scura. Di solito, questa differenza di colore tra il centro e i bordi degli stampi è il segno dell’avvenuta fase del gel che si può vedere quando si scopre il sapone dopo 24 ore.

Durante la fase del gel la soda caustica reagisce con gli acidi grassi contenuti negli oli e sparisce, trasformandosi in sapone. Questo significa che i saponi andati in gel sono “neutralizzati” nel momento in cui si raffreddano e si solidificano anche se la stagionatura continua a svolgere un ruolo importante.

I metodi in cui si lavora a temperature bassissime (per esempio per i whipped soaps) e nei quali si raffredda la pasta di sapone per evitare che vada in gel, richiedono dunque tempi di stagionatura più lunghi per consentire la neutralizzazione della soda caustica che non è avvenuta nelle prime ventiquattro ore.

Esistono poi fattori che possono bloccare la fase del gel perché favoriscono la dispersione del calore naturale sviluppato dalla reazione tra grassi e soda. Se il gel non si forma può dipendere dall’uso di stampini troppo piccoli che non trattengono a sufficienza il calore, da una insufficiente copertura delle forme, dalla preparazione di lotti troppo piccoli (inferiori ai 500 g), dal fatto che faccia molto freddo nel locale dove il sapone viene lasciato riposare.

Al contrario esistono ingredienti o situazioni che innescano fasi del gel molto calde e diffuse: l’uso di quantità di olio di cocco superiori al 30%, la presenza di olio di riso o di jojoba, la presenza di latte o miele, certe fragranze cosmetiche, l’uso di stampi alti e stretti che intrappolano il calore, coperture troppo pesanti, temperature di lavorazione molto alte (come nel metodo tutto a freddo), soluzione caustica molto concentrata (come nel metodo ad acqua ridotta), ambienti molto caldi (perché è estate o perché la pasta di sapone viene tenuta vicino a una fonte di calore).

Se il gel è davvero troppo “deciso”, il sapone può gonfiarsi e traboccare dallo stampo nel cosiddetto “effetto vulcano”. Tutte le fasi della saponificazione, le reazioni degli ingredienti e i metodi sono descritti nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.