For dummies in pillole: il metodo a caldo a bagnomaria

Un paio di pentole d’acciaio, una più grande dell’altra, acqua bollente e via. Il metodo a caldo a bagnomaria è il sistema più immediato per sperimentare qualcosa di diverso rispetto alla saponificazione a freddo. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli tra i 40° e i 50° C, soluzione caustica meno di 40° C.


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina molto spessa. Non adatta ai decori swirl, né agli stampi con decori dettagliati. Meglio versarla in stampi semplici, singoli o multipli con o senza divisori. Un sistema per rendere la pasta più fluida è l’aggiunta del sodio lattato.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso o traslucido e un po’ rugoso in superficie. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte. Miele e additivi zuccherini da usare con cautela.


Adatto per – Saponi solidi per il corpo, il bucato, gli animali domestici. Saponi che contengano ingredienti che possono far ammassare la pasta di sapone, in particolare cera d’api, colofonia, catrame vegetale, ma in questo caso bisogna fare particolarmente attenzione a che le temperature non diventino troppo alte.


Non adatto per – Saponi al latte, saponi decorativi con alto dettaglio, come gli swirl.


Da evitare assolutamente per – Saponi whipped.


Aggiunta di oli surgrassanti – Dopo la cottura, regolando opportunamente la quantità di soda all’inizio.


Vantaggi – La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura. Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura e potrebbero rimanere intatti nel sapone finito. Il sistema del bagnomaria è alla portata di tutti, non richiede acquisti di attrezzature speciali.


Svantaggi – Scelta più limitata per gli ingredienti. Il sistema a due pentole richiede buona manualità e una certa forza. Costi di produzione superiori per l’energia impiegata nella cottura. La cottura va sorvegliata.

L’uso di questa tecnica presuppone la conoscenza delle basi della saponificazione e una certa dimestichezza coi metodi a freddo. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Utensili per fare il sapone: un riepilogo generale

Ho pensato di fare un post che riassuma, in maniera molto schematica, quali attrezzature sono richieste nei diversi metodi per fare il sapone. L’elenco va dalle tecniche più semplici a quelle più complesse.

Attrezzature per tutti i tipi di sapone
•    Una bilancia elettronica di portata sufficiente, con divisione al grammo.
•    Un barattolo di vetro o acciaio inox o plastica resistente agli alcali, per pesare gli alcali.
•    Una caraffa in acciaio inox o vetro borosilicato o plastica resistente per la soluzione caustica.
•    Cucchiai e cucchiaini di acciaio inox; volendo, cucchiai dosatori di acciaio.
•    Scodelline di vetro, di porcellana, di ceramica non porosa o di acciaio inox per dosare gli ingredienti facoltativi; volendo, misurini dosatori in vetro da laboratorio o acciaio inox.
•    Posate a manico lungo di acciaio inox, spatole o mestoli di materiale plastico resistente agli alcali, spatole in silicone.
•    Un frullatore a immersione con lame di acciaio inox.
•    Una vaschetta di plastica per appoggiare il frullatore a immersione intanto che lavorate.
•    Un termometro da cucina, da caseificio o cantina che arrivi a 100 gradi.
•    Stracci, vecchi giornali, pezzi di cartone per proteggere il piano di lavoro, appoggiare e pulire gli attrezzi.
•    Stampi per le saponette, secchielli o flaconi per i saponi liquidi.
•    (Facoltativo) Attrezzature o materiali per misurare il pH.

Attrezzature per il sapone solido a freddo
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Una pentola di acciaio inox.
•    Vecchie coperte o asciugamani per isolare il sapone.

Attrezzature per il sapone solido a freddo con decori swirl
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Contenitori in Pyrex, acciaio o plastica per dividere la pasta nei vari colori.
•    Bottigliette o flaconi di plastica con tappo/beccuccio erogatore (tipo quello delle salse o dei cosmetici) anche riciclate per le colature di precisione.
•    Spatole in silicone, bastoncini tipo “cinesi”, filo d’acciaio per giardinieri da modellare a forma di gancio, ferri da maglia in plastica, forchettine da dessert, uncinetti, coltellini, spiedini per i disegni.
•    Un imbuto di plastica per colate circolari.
•    Un piccolo parallelepipedo di legno o un piccolo tetrapack da 200 ml per le colature “dalla colonna”.

Attrezzature per il sapone liquido a freddo
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Un secchiello di plastica con coperchio.

Attrezzature per saponi a caldo (solidi, liquidi, trasparenti, in crema, rilavorati)
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone:
•    Un sistema di pentole dove possiate inserire la pentola del sapone in una seconda pentola di acciaio inox per la cottura a bagnomaria, oppure una pentola di acciaio adatta per la cottura nel forno, oppure una pentola elettrica a temperatura controllata per il metodo col crockpot.

Attrezzature per saponi in crema e trasparenti
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone e per i saponi a caldo:
•    Qualche vasetto di vetro da conserva con tappo ermetico.

Attrezzature per il sapone montato (whipped)
Oltre a quanto elencato per tutti i tipi di sapone e per i saponi solidi a freddo:
•    Una frusta elettrica.
•    Una tasca da pasticcere – anche di quelle usa-e-getta – con bocchette di varia forma e misura; oppure della carta da forno se sapete come farvi da soli i coni per decorare (sac-à-poche).
Tutti i metodi sono descritti nel manuale Sapone fatto in casa for dummies. Non fate sapone se prima non avete imparato le necessarie precauzioni per maneggiare gli alcali.

Impara a fare il sapone in sei tappe

Ognuno di noi ha il suo metodo per imparare cose nuove. C’è chi ha bisogno di leggere dieci manuali di fila, chi invece ha bisogno di vedere qualcun altro all’opera, c’è chi si sente sicuro soltanto se prova da solo, chi preferisce partire dal fondo e ripercorrere tutto il procedimento all’inverso…

Marina ed io siamo consapevoli di queste differenze individuali e non abbiamo mai voluto imporre un unico sistema per imparare a fare il sapone. Quello che abbiamo sempre consigliato, invece, è un percorso di apprendimento basato sulla nostra esperienza e su quella di tanti apprendisti saponai, che abbiamo incontrato e aiutato nel corso degli anni. Qui abbiamo provato a riassumere il nostro percorso di apprendistato in sei passi.

•    Passo 1: Fatevi la mano con la saponificazione partendo dal metodo a freddo di base. Provate le ricette più semplici, con pochi ingredienti. Anche se all’inizio la voglia di sperimentare con tantissime cose è fortissima, resistete e procedete per gradi, aggiungendo nuovi ingredienti uno (o due) per volta e studiando le loro reazioni e le vostre prima di proseguire. Cominciate a capire come formulare le vostre ricette, scegliendo e dosando gli ingredienti secondo i criteri che avrete man, mano imparato. Prendete appunti, rileggeteli, confrontatevi con altri saponai più esperti. Sbagliate ma in sicurezza! Senza mai transigere sulle precauzioni quando avete a che fare con le miscele caustiche.

•    Passo 2: Quando vi sentite sicuri col metodo a freddo, sperimentale con quello a caldo a bagnomaria. Ripetete le ricette fatte a freddo e valutate le differenze.

•    Passo 3: Ora siete pronti per sperimentare i metodi tutto a freddo e a temperatura ambiente, le tecniche per gli swirl e altre tecniche a caldo (nel forno, col crockpot).

•    Passo 4: Quando vi sentite sicuri coi saponi solidi, potete cominciare a sperimentare con quelli liquidi, prima a freddo e poi a caldo.

•    Passo 5: La vostra esperienza di saponai vi rende ora sicuri di poter affrontare i saponi montati e il metodo ad acqua ridotta.

•    Passo 6: A questo punto potete cominciare a considerarvi dei saponai esperti ma se volete saperne ancora di più ci sono i saponi trasparenti, il levato su liscivia, i saponi a caldo super veloci e il sapone in crema.

Per tutti: dopo i primi due passi (imparare i metodi a freddo e a caldo), il percorso non è obbligatorio e sequenziale. Sceglierete voi quale percorso seguire per affinare la vostra esperienza: non tutti sono interessati ai saponi liquidi, agli swirl o ai saponi montati. Ma, soprattutto all’inizio, seguite formule testate da persone di cui conoscete l’autorevolezza e l’esperienza, non affidatevi alla prima ricetta che trovate su un blog o su un sito. Prendete l’abitudine di rifare per conto vostro i calcoli della soda anche quando seguite la formula di altri: vi aiuterà a imparare ma anche a evitare eventuali errori di stampa o battitura.

Scrub allo zucchero, un’idea che diventa business

scrubzbodySi può costruire un’attività commerciale da un’idea semplice come quella di produrre scrub allo zucchero? Roberta Perry, americana del Long Island, ci è riuscita e ci spiega come ha fatto in questa intervista, pubblicata sulla rivista Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo dedicato al sapone artigianale e alla cosmesi homemade.

Roberta è appassionata da sempre di scrub allo zucchero. Una passione che nasce dall’aver constatato, a un certo punto, che nessuno dei cosmetici disponibili sul mercato erano abbastanza buoni per la sua pelle. “Ho avuto un momento di rifiuto totale e ho deciso di trovare una soluzione che fosse soltanto mia. Così sono andata in cucina… Ho cominciato davvero dalle basi e, più mi documentavo, più aggiungevo, sottaevo, giocavo con gli ingredienti. In seguito, oltre agli scrub, ho cominciato anche a produrre lozioni perché i miei clienti avevano la necessità di combinare l’esfoliazione con un cosmetico da abbinare dopo il peeling. La ricetta che condivido con voi può essere modificata con l’impiego di qualsiasi olio vegetale abbiate in casa, ma tre dei miei favoriti e che trovate sempre nel mio magazzino sono l’olio di oliva, di vinaccioli e di cocco. Sono tutti e tre meravigliosi sulla pelle!”

E l’idea di Roberta non ha impiegato molto a diventare un successo anche commerciale. “Sono fortunata perché non soltanto ho il privilegio di lavorare con mia sorella, Michelle Tucker, ma anche con la mia migliore amica, Wendy Rubin. Ci aiutiamo a vicenda, in laboratorio, in negozio e una sostituisce l’altra quando c’è da assentarsi. @scrubzbody è il nostro marchio su Instagram, Twitter, Youtube, Pinterest e Facebook. Le nostre clienti sono in maggioranza donne tra i 30 e i 65 anni che ci tengono alla salute della pelle, ma non sempre hanno il tempo per prendersene cura. L’azione esfoliante dello zucchero è fantastica perché rimuove le cellule morte, ma contribuisce anche a rendere la pelle morbida in un unico gesto. Inoltre, una pelle rigenerata reagisce meglio anche all’applicazione di altri cosmetici”.

Scrub allo zucchero di Roberta Perry

  • 1 tazza di zucchero semolato
  • 2 cucchiai di olio di oliva
  • 2 cucchiai di olio di vinaccioli
  • 2 cucchiaio di olio di cocco
  • da 4 a 6 gocce di oli essenziali o 6 gocce di fragranza cosmetica a scelta

Lo zucchero va versato in una terrina. A questo punto si aggiungono gli oli, uno alla volta, mescolando. Quando la miscela è ben amalgamata, si aggiungono gli oli essenziali. “Se volete uno scrub più oleoso, aggiungete un cucchiaio di olio di oliva, se preferite che sia più energico, sottraete un cucchiaio dal totale degli oli”.

Il testo completo dell’intervista, realizzata da Marina Tadiello, è uscito sul numero di gennaio/febbraio 2016 di Making Soap Mag. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne per l’autorizzazione alla traduzione e alla riproduzione sul nostro blog.

 

Sapone marocchino in chiave nordica: variazione sul tema /2

Un sapone Beldi molto speciale, senza le olive nere come prevedono alcune ricette, ma con l’estratto alcolico di gemme di pino, raccolte nelle foreste dei Paesi Baltici.

Un’idea che vi fa alzare il sopracciglio? Vi sembra una variazione troppo estrema? Provate a leggere e magari cambierete idea… 🙂

Anna Svergun viva a Riga, in Lettonia, e ha un diploma in aromaterapia con indirizzo alla cosmetologia, terapia e psicologia. “I miei cosmetici mi hanno aiutata a risolvere alcuni problemi cutanei, mi hanno regalato capelli pieni di salute e mi aiutata a sentirmi più felice e più sicura di me stessa. Alcuni ingredienti li preparo io stessa. Col tempo ho sviluppato formule soprattutto per le pelli impure, grasse o acneiche dove ho visto i miglioramenti più significativi. Tutti i prodotti li testo su me stessa prima per verificarne la qualità e l’efficacia”. L’interpretazione che Anna fa del sapone Beldi le è stata ispirata dalla visita a bagno turco dove questo sapone veniva usato. La sua ricetta parte da una base di sapone già pronta ed è quindi ideale per tutti i principianti o da coloro che si spaventano all’idea di lavorare con gli alcali.

  • Base di sapone naturale 100 grammi
  • Infuso concentrato di tè verde o nero 100 grammi
  • Olio vergine di oliva 30 grammi
  • Foglie di eucaliptus secche e polverizzate 50 grammi
  • Estratto alcolico di gemme di pino 10 grammi
  • Olio essenziale di eucaliptus 80 gocce (circa 3 grammi)

“Grattugiate il sapone e scioglietelo a bagnomaria con il tè. Togliete il recipiente dal bagnomaria e, lontano dal fornello, aggiungete l’olio di oliva, la polvere di foglie di eucalipto e l’estratto alcolico di gemme di pino. Mescolate molto bene, aggiungete l’olio essenziale quindi travasate il sapone in contenitori di vetro con coperchio ermetico. Lasciate riposare per un paio di settimane prima di usarlo. Se volete usare il sapone come scrub, pestate le foglie in un mortaio ma senza ridurle in polvere”.

NOTA: siccome questo sapone contiene acqua, potrebbe diventare rancido o sviluppare muffe, preparatene la quantità che vi serve e usatelo nel giro di un mese. Altre preparazioni di Anna si trovano sul suo Etsy shop. Volete sapere come rilavorare i saponi? Venite nel nostro gruppo Facebook a scoprirlo.

Trovate il procedimento in dettaglio, altre ricette e tutti i metodi contemporanei per far sapone in casa nei libri sul sapone naturale di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.

Questa ricetta è tratta da un servizio che Marina Tadiello ha realizzato per il numero di gennaio/febbraio della rivista Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo che si occupa di sapone artigianale e cosmesi homemade. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne per averci autorizzate a tradure il testo e a condividerlo nel nostro blog.

Domande frequenti: da quale tipo di sapone comincio?

Siete alle prime armi? Non avete mai fatto sapone? Avete già esperienza col sapone ma vi sentite confusi dalla pioggia di informazioni (spesso contraddittorie) che trovate in rete e sui social?

Non fatevi prendere dall’ansia del non sapere come muovervi! Abbiamo preparato proprio per voi qualche dritta per indirizzarvi nella direzione giusta. Così avrete un aiuto in più per capire se è meglio cominciare coi saponi solidi, perché e quando potete passare a quelli liquidi e se esiste un percorso di apprendimento tra i vari metodi a freddo e a caldo.

Questi e molti altri documenti sono scaricabili gratuitamente dal sito del nostro ultimo manuale Sapone fatto in casa For Dummies, Edizioni Ulrico Hoepli Milano.

 

Stampi per sapone: una guida completa per sceglierli

stampi per saponeScegliere lo stampo giusto per il sapone non è soltanto una questione di estetica. Le forme posso influire sul risultato finale anche per quanto riguarda la texture e la qualità di una saponetta.

Stampi troppo piccoli, troppo grandi o di materiale non adatto possono infatti interferire con le temperature della saponificazione e produrre, per esempio, saponi che tendono a sbriciolarsi durante il taglio oppure che hanno difetti nella colorazione o che non sono andati in gel. E tutti i saponai sanno quanto è importante che la loro “creatura” attraversi la fase del gel, vero?

Per facilitare la scelta dello stampo giusto abbiamo realizzato una tabella-guida dove elenchiamo e spieghiamo i pro e i contro delle diverse soluzioni.

Se avete bisogno di capire quanto sapone ci può stare in un certo stampo, vi farà comodo consultare le istruzioni per calcolare il volume del sapone pubblicate da Marina.

 

La fase del gel: che cos’è, a che cosa serve

Un sapone durante la fase del gel

Un sapone durante la fase del gel

La cosiddetta fase del gel è un momento nel processo di saponificazione che avviene quando la pasta di sapone è stata versata negli stampi e coperta. Durante questa fase la temperatura della pasta di sapone aumenta e il calore si diffonde a partire dal centro della forma verso i bordi. La pasta prende un colore più scuro e, da opaca che era, assume un aspetto “gloss” lucido con una consistenza, appunto, simile al gel.

A seconda dei grassi utilizzati e delle temperature di lavorazione, la fase del gel può avvenire nel giro di mezz’ora dal momento in cui il sapone è stato versato nella forma oppure presentarsi dopo diverse ore. In alcuni casi il gel procede molto velocemente dal centro verso i bordi e, in poche decine di minuti, tutta la pasta diventa traslucida e calda. In altri casi il gel avviene più in “profondità” nella massa di sapone e sulla superficie si può osservare soltanto una macchia di colore leggermente più scura. Di solito, questa differenza di colore tra il centro e i bordi degli stampi è il segno dell’avvenuta fase del gel che si può vedere quando si scopre il sapone dopo 24 ore.

Durante la fase del gel la soda caustica reagisce con gli acidi grassi contenuti negli oli e sparisce, trasformandosi in sapone. Questo significa che i saponi andati in gel sono “neutralizzati” nel momento in cui si raffreddano e si solidificano anche se la stagionatura continua a svolgere un ruolo importante.

I metodi in cui si lavora a temperature bassissime (per esempio per i whipped soaps) e nei quali si raffredda la pasta di sapone per evitare che vada in gel, richiedono dunque tempi di stagionatura più lunghi per consentire la neutralizzazione della soda caustica che non è avvenuta nelle prime ventiquattro ore.

Esistono poi fattori che possono bloccare la fase del gel perché favoriscono la dispersione del calore naturale sviluppato dalla reazione tra grassi e soda. Se il gel non si forma può dipendere dall’uso di stampini troppo piccoli che non trattengono a sufficienza il calore, da una insufficiente copertura delle forme, dalla preparazione di lotti troppo piccoli (inferiori ai 500 g), dal fatto che faccia molto freddo nel locale dove il sapone viene lasciato riposare.

Al contrario esistono ingredienti o situazioni che innescano fasi del gel molto calde e diffuse: l’uso di quantità di olio di cocco superiori al 30%, la presenza di olio di riso o di jojoba, la presenza di latte o miele, certe fragranze cosmetiche, l’uso di stampi alti e stretti che intrappolano il calore, coperture troppo pesanti, temperature di lavorazione molto alte (come nel metodo tutto a freddo), soluzione caustica molto concentrata (come nel metodo ad acqua ridotta), ambienti molto caldi (perché è estate o perché la pasta di sapone viene tenuta vicino a una fonte di calore).

Se il gel è davvero troppo “deciso”, il sapone può gonfiarsi e traboccare dallo stampo nel cosiddetto “effetto vulcano”. Tutte le fasi della saponificazione, le reazioni degli ingredienti e i metodi sono descritti nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.

Perché il sapone deve stagionare?

Quando Marina ed io cominciammo ad occuparci di sapone naturale fatto in casa, oltre quindici anni fa, si pensava che la stagionatura dei saponi a freddo fosse indispensabile per consentire la totale neutralizzazione della soda caustica.

Il sapone va lasciato riposare, coperto, per 24 oreDa quel momento di sperimentazioni ne sono state fatte molte e tutti siamo ormai arrivati alla medesima conclusione: se un sapone a freddo attraversa la fase del gel, la soda caustica si neutralizza completamente e sparisce nell’arco delle prime ventiquattro ore dal momento in cui la pasta di sapone è stata versata nello stampo. Questo però non significa necessariamente che, nel momento in cui viene tolto dalle forme, un sapone a freddo o a caldo sia pronto per essere usato.

La stagionatura è un periodo importante per la maturazione del sapone. Non perché debba “perdere soda caustica” – quella la perde subito, lo abbiamo detto – ma perché i cristalli del sale che lo compongono abbiano il tempo di “assestarsi” e le tracce di acqua che contiene possano evaporare.

Un sapone che è stato lasciato riposare per le canoniche 4 settimane – ma anche di più – avrà dunque una consistenza migliore, una schiuma più abbondante e una resa superiore. I saponi usati subito – in particolar modo quelli a freddo, ma anche quelli a caldo – tendono a fare poca schiuma, ad essere appiccicosi e bavosi, a consumarsi alla velocità della luce.

Al contrario, se si pensa di rilavorare un sapone per farne gel da bucato o perché si vuole recuperare qualche errore commesso, è meglio farlo entro le prime 48 ore quando è ancora molto morbido e plastico. Il risultato del rilavorato sarà migliore di quello ottenuto con saponi già molto stagionati o secchi.

Per saperne di più sulla saponificazione, sui metodi a freddo o caldo, sui rilavorati, vi indirizziamo al nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici“.

Domande frequenti: metodo a freddo di base o metodo tutto a freddo?

Il metodo tutto a freddo (No Heat applied Cold Process o NHCP) può essere considerata una variante del metodo a freddo di base (Cold Process, CP) la quale sta vivendo una fase di popolarità in questi ultimissimi anni. Ma i due metodi non sono semplicemente uno l’alternativa dell’altro e la scelta tra i due dovrebbe avvenire alla luce di alcune considerazioni.

Controllo della temperatura della soluzione caustica

Controllo della temperatura della soluzione caustica

Nel metodo a freddo di base i grassi e la soluzione caustica vengono portati a una temperatura che può oscillare tra i 38 e i 45°. I grassi vengono scaldati (nonostante si parli di “metodo a freddo”), mentre la soluzione caustica viene fatta raffreddare e il saponaio, con un termometro, tiene sotto controllo le temperature nei vari passaggi del processo. Questo controllo delle temperature è proprio la caratteristica principale del metodo a freddo di base ed è quella che, a mio avviso, la rende più adatta ai principianti. La possibilità di avere il controllo della reazione è un elemento che dà tranquillità e sicurezza quando si è ai primi esperimenti, quando il cuore batte forte, magari le mani tremano un po’ e non si ha ancora la più pallida idea di che cosa succederà nella pentola del sapone.

Nel metodo tutto a freddo la soluzione caustica viene preparata, lasciata decantare per qualche minuto e quindi versata bollente nei grassi che invece sono – o dovrebbero essere – a temperatura ambiente. Questo metodo non prevede alcun controllo delle temperature e non è compreso l’uso del termometro. Ma usare una soluzione caustica a 70-80° senza avere la minima esperienza delle reazioni degli ingredienti potrebbe non essere la strada giusta per chi il sapone non l’ha mai fatto. Temperature così alte in combinazione con determinati ingredienti (per esempio miele, latte ma anche certe fragranze o certi oli come il riso e il cocco) possono portare al surriscaldamento della pasta di sapone con effetti che vanno dall’ammassamento, alla separazione fino al cosiddetto “vulcano”. Si definisce “vulcano” il momento in cui la pasta di sapone è talmente calda che gonfia e trabocca dagli stampi. Questo significa che il metodo tutto a freddo non è per niente più “facile” o più “immediato” di quello a freddo di base, proprio perché richiede al saponaio un’esperienza maggiore, la capacità di lavorare velocemente senza tergiversare e la prontezza per intervenire se si capisce che qualcosa sta andando storto. Per questi motivi, considero il metodo tutto a freddo un ottimo sistema per i saponi da bucato nei quali di solito non è prevista la presenza di ingredienti surriscaldanti o per tutte quelle ricette fatte da saponai che hanno già acquisito un po’ di dimestichezza con la saponificazione e sanno gestirla senza farsi prendere dal panico.

Le varianti del metodo a freddo e tutte le varianti dei metodi a caldo sono descritte, passo dopo passo, nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.