Ops… ho creato un sapone modellabile (ma senza volerlo)

Chi mi conosce sa che non mi sarei mai messa, di proposito, a creare un sapone modellabile. Il mio lato artistico è talmente scarso che già sugli swirl mi sono arresa da tempo e men che meno avrei la capacità per creare qualcosa di ancora più “audace”. Quindi è stato con tutt’altro in mente che, qualche tempo fa, mi sono inventata questa combinazione di ingredienti:

20% olio di cocco

80% olio di oliva

2% emulsionante (tipo alcol cetilico)

3% cera di macadamia (o cera di soia) esclusa dal calcolo della soda

Sconto soda sui grassi 5%

Acqua per una concentrazione della soluzione caustica al 33%

Ho preparato questo sapone col metodo a freddo di base e quando l’ho sformato, due giorni più tardi, era ancora così morbido che ho cominciato a chiedermi dove avessi sbagliato. E’ stato soltanto mentre rifilavo le saponette con la mia “pialla” e, sovrappensiero, ho cominciato a fare delle palline con gli scarti, che ho capito… Liscio, omogeneo, malleabile… quello che avevo tra le mani poteva essere un perfetto sapone da modellare!

Ho visto circolare online ricette per saponi modellabili che contengono nella maggioranza dei casi grassi animali e non sono, quindi, un’opzione per tutti. Questa formula invece è vegan e gli ingredienti non sono così difficili da reperire. Il cetilico si può omettere (serve a migliorare la schiuma) e la cera di macadamia si può sostituire con quella di soia, che è più facile da trovare. Modellatori di sapone provatela, e fatemi sapere che cosa ne pensate!

Tra parentesi, se poi non lo volete modellare, basta lasciarlo asciugare e stagionare come un qualsiasi sapone a prevalenza di grassi insaturi.

For dummies in pillole: metodo ad acqua ridotta

Nei saponi fatti col metodo a freddo di base, l’acqua è calcolata in rapporto al peso dei grassi e ne rappresenta circa un terzo. Nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” introduciamo anche un altro sistema per determinare la quantità del liquido, che non è più basata sulla quantità di grassi, ma sulla concentrazione della soluzione caustica (ovvero sul rapporto tra peso della soda e peso del liquido). Quando si comincia a ragionare in termini di concentrazione della soluzione caustica, ecco che si entra nell’ambito dei metodi a freddo ad acqua ridotta o “scontata”. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli tra 40 e 45° C. Soluzione caustica a meno di 40° C.


Consistenza della pasta di sapone – Da fluida a densa a seconda degli oli usati e della concentrazione di soda. Adatta a saponi decorativi semplici (soprattutto quelli a strati), meno adatta agli swirl.


Consistenza del sapone – Omogenea, liscia. Scegliete lo stampo in base al tipo di pasta che prevedete di ottenere. Almeno all’inizio, usate stampi con divisori, oppure semplici stampi individuali senza troppo dettaglio.


Ingredienti da evitare – Da evitare o usare con grande perizia tutti gli ingredienti che provocano surriscaldamento (ingredienti zuccherini, latte, olio di cocco in grandi quantità, olio di riso etc). Lavorando con soluzioni caustiche più concentrate, la temperatura tenderà a essere sempre più alta.


Adatto per – Saponi solidi per il corpo, il bucato, gli animali domestici, la casa


Non adatto per – Saponi decorativi dove bisogna lavorare a temperature basse, saponi in crema o trasparenti.


Da evitare assolutamente per – Saponi liquidi, saponi con misto alcali KOH-NaOH


Aggiunta oli surgrassanti – Indifferentemente al nastro o all’inizio, regolando opportunamente lo sconto soda.


Vantaggi – Saponi più duri e compatti, senza bisogno di alte percentuali di grassi saturi. Tempi di asciugatura ridotti. Attenzione perché lavorare ad acqua ridotta non accorcia in automatico il tempo di stagionatura del sapone. La stagionatura, lo ricordo, non serve solo a far asciugare il sapone, ma serve soprattutto a far compattare e assestare la struttura cristallina dei sali sodici che lo compongono.


Svantaggi – Limitazioni nella scelta degli ingredienti. Richiede esperienza.

Ricettinaaa: sapone scrub al caffè e alla pietra pomice

Il caffè macinato è un buon ingrediente per i saponi che devono rimuovere lo sporco ostinato dalle mani. In questa ricetta Patrizia ha aggiunto pietra pomice macinata per ottenere un sapone scrub da usare per trattamenti d’urto periodici su tutte quelle zone del corpo (talloni, gomiti etc) dove la pelle tende a ispessirsi e a seccare. Lo scrub andrebbe fatto solo saltuariamente e seguito dall’applicazione di una crema nutriente. Non usate questo sapone sul viso o su zone del corpo dove la pelle è sottile e delicata.

Se non trovate pomice in polvere, potete triturare una pietra, acquistata in farmacia o nel reparto cosmesi dei supermercati, usando una vecchia grattugia da cucina, una raspa o un macinino da caffè. Passate poi la polvere a un setaccio molto fine per evitare che graffi la pelle!

La miscela di oli essenziali è stata scelta per dare un profumo balsamico e rinfrescante. Per i vegetariani e i vegani: sostituite lo strutto con olio di palma o con cera di soia (è olio di soia idrogenato), ricalcolando la soda caustica.

Se siete in vena di decori: portate la pasta alla fase del nastro, versatene circa un terzo nello stampo, aggiungete caffè, pomice e una punta di pigmento (ossido, mica, ultramarino) alla parte rimasta nella pentola, mescolate bene e versatela sullo strato “neutro”. Oppure, versate in una brocca pulita circa un terzo della pasta di sapone senza ingredienti esfolianti; aggiungete caffè, pomice ed eventuale colore in polvere al resto della pasta di sapone, che verserete in uno stampo (singolo o con divisori), sul fondo del quale avrete appoggiato un foglio di pluriball. Versate la pasta di sapone “neutra” sopra quella esfoliante.

Per questo sapone potete provare il metodo tutto a freddo descritto nel nostro libro Sapone fatto in casa for dummies. Lo sconto degli alcali è del 7%, con una concentrazione un pochino ridotta rispetto a quella del metodo a freddo di base, ossia calcolata intorno al 29%.

Ingredienti
Olio di oliva       620 g
Olio di cocco    200 g
Strutto             150 g
Olio di ricino     30 g

Soda caustica (NaOH)    134 g
Acqua                            330 g

Caffè macinato                 40 g
Pietra pomice in polvere    20 g

Olio essenziale di eucalipto          10 ml
Olio essenziale di pino silvestre    5 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza e gli ingredienti scelti. Decidete se vi interessa preparare il sapone a strati e preparate stampi ed eventuale brocca come necessario.
2.    Pesate i grassi direttamente nella pentola del sapone.
3.    Preparate la soluzione caustica e versatela nella pentola del sapone appena torna limpida.
4.    Mescolate fino a quando la pasta di sapone è omogenea e comincia a fare il nastro.
6.    Incorporate gli additivi secondo l’alternativa che avete scelto in partenza e versate il sapone negli stampi.
7.    Isolate quanto basta perché il sapone vada in gel. Sformate dopo 12-24 ore, tagliate se necessario e mettete ad asciugare all’aria per un paio di settimane.
8.    Continuate la stagionatura in ambiente protetto per almeno altre 4 settimane.

Attenzione! Non mettetevi a seguire questa ricetta se non avete dimestichezza con le tecniche della saponificazione. Fare sapone richiede studio preliminare ed esperienza per maneggiare in sicurezza le miscele caustiche. Nel blog trovate i consigli su come iniziare a far sapone o nel manuale Sapone fatto in casa for dummies.

Metodi per fare il sapone: quali sono, come sceglierli

metodi per fare il saponeA partire dagli anni Novanta, grazie allo scambio di informazioni tra saponai su Internet, sono stati messi a punto diversi metodi per fare il sapone in casa, rielaborando i sistemi tradizionali che erano sopravvissuti alla “colonizzazione” dei tensioattivi commerciali, avvenuta a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta. Tutte queste tecniche sono dette “a impasto” e differiscono dai saponi “levati” che sono invece la norma in campo industriale.

Nei metodi a impasto tutti gli ingredienti messi all’inizio del processo di saponificazione e i prodotti della loro reazione (la glicerina) restano nel sapone finito. Le tecniche a impasto si dividono in due grandi categorie: quelle a freddo dove la saponificazione avviene senza ricorrere a fonti di calore esterne, quelle a caldo dove invece la pasta di sapone viene surriscaldata per accelerarne la reazione.

Le varianti a freddo sono cinque:

  1. Il metodo a freddo di base (CP, cold process)
  2. Il metodo tutto a freddo (NHCP, no heat cold process)
  3. Il metodo a freddo a temperatura ambiente (RTCP, room temperature cold process)
  4. Il metodo super-freddo o dei saponi montati
  5. Il metodo a freddo ad acqua ridotta (DWCP, discounted water cold process)

Altrettante sono le varianti della tecnica a caldo:

  1. Il metodo a caldo a bagnomaria (DBHP, double boiler hot process)
  2. Il metodo a caldo nel forno (OHP, oven hot process)
  3. Il metodo a caldo nel microonde (MWHP, microwave hot process)
  4. Il metodo a caldo nelle pentole a temperatura controllata (CPHP, crock pot hot process)
  5. Il metodo a caldo nel forno nello stampo (ITMHP, in the mould hot process)

Marina e io ci occupiamo di sapone fatto in casa dalle fine degli anni Novanta e abbiamo partecipato non solo allo sviluppo delle tecniche, ma siamo anche state testimoni delle “mode” cui hanno dato vita. Oggi si parla moltissimo di metodo a temperatura ambiente, per esempio, mentre sono quasi del tutto scomparsi i metodi a caldo nel microonde o la cottura nel forno nello stampo i quali, solo qualche anno fa, sembravano l’invenzione del secolo. Resiste saldamente invece il metodo a freddo di base, mentre quello a caldo nella pentola elettrica sembra proporsi come il nuovo trend del 2016.

Tutte le tecniche danno come risultato del sapone. Ma non tutte sono uguali e districarsi nella scelta di quella giusta può richiedere un po’ di tempo e di esperienza. Ci sono tipi di sapone che richiedono tecniche specifiche. Difficile pensare di fare saponi in crema senza la cottura a bagnomaria o nella pentola elettrica, praticamente impossibile ottenere dei montati ignorando la tecnica super-fredda e, una volta imparata la tecnica a caldo, anche la produzione di saponi liquidi ne guadagna.

L’esperienza di prima mano è quella più importante. Ma se volete approfittare della nostra, quanto meno per farvi un’idea di come marciano le cose e di come scegliere il metodo giusto per il sapone giusto, abbiamo preparato una scheda di riepilogo sulla scelta dei metodi che completa il nostro manuale “Il sapone fatto in casa For Dummies”, dove tutte le tecniche a freddo e a caldo sono spiegate passo per passo.

Il sapone di Natale: due esperimenti in una ricetta

Sapone di Natale completo

Il Girotondo di Natale organizzato dagli iscritti al gruppo Facebook “Il mio sapone” mi ha dato l’occasione per creare una nuova ricetta in cui ho voluto sperimentare la combinazione girasole + cocco come base per inserti di piccole dimensioni.

Il primo passaggio è stato proprio quello di creare gli inserti. A questo scopo ho preparato un sapone a freddo usando il 40% di olio di cocco e il 60% di olio di girasole con uno sconto soda del 4%. Ho scelto un grasso saturo da cui si ottengono saponi che induriscono in fretta e l’ho combinato con un olio polinsaturo che produce saponi plastici e morbidi per riuscire ad ottenere un impasto che fosse pronto da tagliare dopo poche ore, ma che non si sbriciolasse o si appiccicasse agli stampini. Ho versato la pasta di sapone in uno stampo rettangolare e l’ho lasciata riposare coperta per 18 ore. Poi l’ho sformata, l’ho lasciata asciugare per un’oretta e l’ho tagliata con delle formine per biscotti.

Gli inserti

Gli inserti

Trascorse 24 ore, ho preparato il resto della ricetta. La base in cui ho inserito cuoricini e stelline è un sapone a caldo in cui ho sperimentato l’aggiunta di emulsionante per migliorare la cremosità della schiuma. Si tratta di un esperimento molto interessante che è stato avviato proprio sul gruppo Facebook e al quale non vedevo l’ora di partecipare!

La ricetta del sapone a caldo prevede 17% di olio di mandorle, 40% di olio di cocco, 38% di olio di oliva, 10% di AS102 (emulsionante autoprodotto) sciolto nei grassi. Ho usato la quantità di acqua per il metodo a caldo a bagnomaria (375 g per chilo di grassi) e, dopo la cottura, ho aggiunto 50 g di olio di mandorle portando così lo sconto soda complessivo al 9%. Per la preparazione della pasta di sapone a caldo ho seguito il metodo che Marina descrive nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale“. Al sapone ho aggiunto 9 grammi di una fragranza cosmetica natalizia, l’ho versato in uno stampo tipo plum-cake, ho sistemato gli inserti e ho spolverizzato il tutto con mica cosmetica perlescente per creare l’effetto-neve.

Per la discussione degli esiti di questo esperimento, ci vediamo nel gruppo su Fb!

La fase del gel: che cos’è, a che cosa serve

Un sapone durante la fase del gel

Un sapone durante la fase del gel

La cosiddetta fase del gel è un momento nel processo di saponificazione che avviene quando la pasta di sapone è stata versata negli stampi e coperta. Durante questa fase la temperatura della pasta di sapone aumenta e il calore si diffonde a partire dal centro della forma verso i bordi. La pasta prende un colore più scuro e, da opaca che era, assume un aspetto “gloss” lucido con una consistenza, appunto, simile al gel.

A seconda dei grassi utilizzati e delle temperature di lavorazione, la fase del gel può avvenire nel giro di mezz’ora dal momento in cui il sapone è stato versato nella forma oppure presentarsi dopo diverse ore. In alcuni casi il gel procede molto velocemente dal centro verso i bordi e, in poche decine di minuti, tutta la pasta diventa traslucida e calda. In altri casi il gel avviene più in “profondità” nella massa di sapone e sulla superficie si può osservare soltanto una macchia di colore leggermente più scura. Di solito, questa differenza di colore tra il centro e i bordi degli stampi è il segno dell’avvenuta fase del gel che si può vedere quando si scopre il sapone dopo 24 ore.

Durante la fase del gel la soda caustica reagisce con gli acidi grassi contenuti negli oli e sparisce, trasformandosi in sapone. Questo significa che i saponi andati in gel sono “neutralizzati” nel momento in cui si raffreddano e si solidificano anche se la stagionatura continua a svolgere un ruolo importante.

I metodi in cui si lavora a temperature bassissime (per esempio per i whipped soaps) e nei quali si raffredda la pasta di sapone per evitare che vada in gel, richiedono dunque tempi di stagionatura più lunghi per consentire la neutralizzazione della soda caustica che non è avvenuta nelle prime ventiquattro ore.

Esistono poi fattori che possono bloccare la fase del gel perché favoriscono la dispersione del calore naturale sviluppato dalla reazione tra grassi e soda. Se il gel non si forma può dipendere dall’uso di stampini troppo piccoli che non trattengono a sufficienza il calore, da una insufficiente copertura delle forme, dalla preparazione di lotti troppo piccoli (inferiori ai 500 g), dal fatto che faccia molto freddo nel locale dove il sapone viene lasciato riposare.

Al contrario esistono ingredienti o situazioni che innescano fasi del gel molto calde e diffuse: l’uso di quantità di olio di cocco superiori al 30%, la presenza di olio di riso o di jojoba, la presenza di latte o miele, certe fragranze cosmetiche, l’uso di stampi alti e stretti che intrappolano il calore, coperture troppo pesanti, temperature di lavorazione molto alte (come nel metodo tutto a freddo), soluzione caustica molto concentrata (come nel metodo ad acqua ridotta), ambienti molto caldi (perché è estate o perché la pasta di sapone viene tenuta vicino a una fonte di calore).

Se il gel è davvero troppo “deciso”, il sapone può gonfiarsi e traboccare dallo stampo nel cosiddetto “effetto vulcano”. Tutte le fasi della saponificazione, le reazioni degli ingredienti e i metodi sono descritti nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.

Perché il sapone deve stagionare?

Quando Marina ed io cominciammo ad occuparci di sapone naturale fatto in casa, oltre quindici anni fa, si pensava che la stagionatura dei saponi a freddo fosse indispensabile per consentire la totale neutralizzazione della soda caustica.

Il sapone va lasciato riposare, coperto, per 24 oreDa quel momento di sperimentazioni ne sono state fatte molte e tutti siamo ormai arrivati alla medesima conclusione: se un sapone a freddo attraversa la fase del gel, la soda caustica si neutralizza completamente e sparisce nell’arco delle prime ventiquattro ore dal momento in cui la pasta di sapone è stata versata nello stampo. Questo però non significa necessariamente che, nel momento in cui viene tolto dalle forme, un sapone a freddo o a caldo sia pronto per essere usato.

La stagionatura è un periodo importante per la maturazione del sapone. Non perché debba “perdere soda caustica” – quella la perde subito, lo abbiamo detto – ma perché i cristalli del sale che lo compongono abbiano il tempo di “assestarsi” e le tracce di acqua che contiene possano evaporare.

Un sapone che è stato lasciato riposare per le canoniche 4 settimane – ma anche di più – avrà dunque una consistenza migliore, una schiuma più abbondante e una resa superiore. I saponi usati subito – in particolar modo quelli a freddo, ma anche quelli a caldo – tendono a fare poca schiuma, ad essere appiccicosi e bavosi, a consumarsi alla velocità della luce.

Al contrario, se si pensa di rilavorare un sapone per farne gel da bucato o perché si vuole recuperare qualche errore commesso, è meglio farlo entro le prime 48 ore quando è ancora molto morbido e plastico. Il risultato del rilavorato sarà migliore di quello ottenuto con saponi già molto stagionati o secchi.

Per saperne di più sulla saponificazione, sui metodi a freddo o caldo, sui rilavorati, vi indirizziamo al nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici“.

Domande frequenti: metodo a freddo di base o metodo tutto a freddo?

Il metodo tutto a freddo (No Heat applied Cold Process o NHCP) può essere considerata una variante del metodo a freddo di base (Cold Process, CP) la quale sta vivendo una fase di popolarità in questi ultimissimi anni. Ma i due metodi non sono semplicemente uno l’alternativa dell’altro e la scelta tra i due dovrebbe avvenire alla luce di alcune considerazioni.

Controllo della temperatura della soluzione caustica

Controllo della temperatura della soluzione caustica

Nel metodo a freddo di base i grassi e la soluzione caustica vengono portati a una temperatura che può oscillare tra i 38 e i 45°. I grassi vengono scaldati (nonostante si parli di “metodo a freddo”), mentre la soluzione caustica viene fatta raffreddare e il saponaio, con un termometro, tiene sotto controllo le temperature nei vari passaggi del processo. Questo controllo delle temperature è proprio la caratteristica principale del metodo a freddo di base ed è quella che, a mio avviso, la rende più adatta ai principianti. La possibilità di avere il controllo della reazione è un elemento che dà tranquillità e sicurezza quando si è ai primi esperimenti, quando il cuore batte forte, magari le mani tremano un po’ e non si ha ancora la più pallida idea di che cosa succederà nella pentola del sapone.

Nel metodo tutto a freddo la soluzione caustica viene preparata, lasciata decantare per qualche minuto e quindi versata bollente nei grassi che invece sono – o dovrebbero essere – a temperatura ambiente. Questo metodo non prevede alcun controllo delle temperature e non è compreso l’uso del termometro. Ma usare una soluzione caustica a 70-80° senza avere la minima esperienza delle reazioni degli ingredienti potrebbe non essere la strada giusta per chi il sapone non l’ha mai fatto. Temperature così alte in combinazione con determinati ingredienti (per esempio miele, latte ma anche certe fragranze o certi oli come il riso e il cocco) possono portare al surriscaldamento della pasta di sapone con effetti che vanno dall’ammassamento, alla separazione fino al cosiddetto “vulcano”. Si definisce “vulcano” il momento in cui la pasta di sapone è talmente calda che gonfia e trabocca dagli stampi. Questo significa che il metodo tutto a freddo non è per niente più “facile” o più “immediato” di quello a freddo di base, proprio perché richiede al saponaio un’esperienza maggiore, la capacità di lavorare velocemente senza tergiversare e la prontezza per intervenire se si capisce che qualcosa sta andando storto. Per questi motivi, considero il metodo tutto a freddo un ottimo sistema per i saponi da bucato nei quali di solito non è prevista la presenza di ingredienti surriscaldanti o per tutte quelle ricette fatte da saponai che hanno già acquisito un po’ di dimestichezza con la saponificazione e sanno gestirla senza farsi prendere dal panico.

Le varianti del metodo a freddo e tutte le varianti dei metodi a caldo sono descritte, passo dopo passo, nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.

Metodi a freddo: confronto e riepilogo

Questa è una tabella di confronto del metodo a freddo di base e delle sue principali varianti. Il metodo a freddo di base è quello più adatto ai principianti perché permette un controllo più accurato delle temperature e quindi consente di evitare sorprese dovute alla scarsa conoscenza delle reazioni dei singoli ingredienti. Il metodo a temperatura ambiente è quello utilizzato per il whipped soap e per le tecniche swirl più complesse. Il metodo a freddo di base e le sue principali varianti sono descritte nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale”.

Metodi a freddo a confronto

Come calcolare lo sconto o l’eccesso di soda?

I termini “sconto soda”, in italiano, o “superfatting”, in inglese, vogliono dire la stessa cosa e cioè: lasciare nel sapone finito una parte di grasso “libero”, non saponificato. Il fatto che una parte del grasso resti intatto, significa che diminuisce leggermente il potere detergente del sapone (potere detergente dato dalle caratteristiche di ciascun grasso) e che quindi il sapone sarà più delicato. Lo sconto della soda nei saponi solidi ha un range che, di norma, va dal 5 al 10% nei saponi per il corpo, mentre si lavora in eccesso di alcali per quelli da bucato (più 3-5%).

Lo sconto 5% è quello base per saponi multiuso, adatti a persone con pelle sana e normale. Lo sconto si calcola in due modi:

  1. sul totale dei grassi di una ricetta e in questo caso non si aggiungono più grassi al nastro (nei metodi a freddo) o dopo la cottura (nei metodi a caldo). Esempio: 1 kg di olio di oliva, calcolo la soda totale 134 g e poi la sconto del 5% e uso quindi 128 g di soda;
  2. si calcola uno sconto inferiore sui grassi della ricetta e si aggiunge una parte di olio al nastro/dopo la cottura per avere uno sconto complessivo più alto. Esempio: 1 kg olio di oliva su cui sconto il 5%, poi aggiungo 20 g di oleolito al nastro o dopo la cottura (oleolito che non era stato incluso nel grasso base della ricetta) e vado a uno sconto totale del 7% (5+2). Questa è la regola generale.

Imparata questa, si possono sperimentare delle eccezioni: eccessi di soda per i saponi da bucato (+3-5%), per esempio o sconti molto alti (9-10 anche 12-15%) per saponi super grassi. Scontare molto significa: avere saponi più molli, più rischio di ossidazione, ma questi svantaggi si possono correggere con combinazioni di grassi poco ossidabili, metodo ad acqua scontata, lunghe stagionature.

Secondo la mia esperienza, i saponi da bucato possono avere al massimo uno sconto dell’1-2% se si intendono per bucato a mano e per capi delicati come seta e lana che richiedono detergenti a pH meno alcalino. Quando faccio il sapone da bucato alla lanolina, per esempio, lo preparo a caldo e aggiungo 10 grammi di lanolina a fine cottura in modo da avere uno sconto dell’1% su un chilo di grassi di base. Per il sapone da bucato normale preferisco lavorare con un eccesso di soda (dal 2 al 3% ma mi sono spinta a provare anche il 5% per saponi da usare solo per pretrattare).

Queste regole per lo sconto della soda non valgono per i saponi liquidi fatti con idrossido di potassio, per i quali è consigliato di non superare lo sconto massimo del 3%. Mi è capitato di parlare con persone che, a seconda della titolazione dell’idrossido di potassio, cioè a seconda del suo grado di purezza, lavoravano saponi liquidi da bucato con eccessi di alcali alti (tra il 5 e il 10%).

Formula per calcolare lo sconto soda caustica nei saponi solidi: soda totale x (100 percentuale di sconto voluto) / 100 La soda totale si calcola moltiplicando il peso del grasso per il suo coefficiente di saponificazione e sommando poi i risultati, se faccio una ricetta con molti grassi. Se saponifico un kg di olio di oliva (sap 0.134) e voglio uno sconto del 5%, la procedura è: 1000 x 0,134 = 134 Calcolo sconto: 134 x (100 – 5) / 100 = 134 x 95 /100 = 127,3 grammi soda

Formula per calcolare l’eccesso di soda caustica nei saponi solidi: soda totale x (100 + percentuale di eccesso voluto) / 100