For dummies in pillole: metodo a caldo nel forno

La saponificazione in forno ha fatto la sua comparsa una quindicina di anni fa, come variante dei metodi a caldo. E’ un metodo il cui esito dipende moltissimo dalle caratteristiche del forno e dalla sua capacità di conservare temperature relativamente basse per un lungo periodo di tempo. E’ anche un sistema di “cottura” che richiede supervisione e che quindi non è adatto a chi è ancora alle prime armi. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli: tra i 40ºC e i 50ºC. Soluzione caustica: meno di 40ºC


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina spessa, ma più fluida di quella cotta a bagnomaria. Non adatta a decori swirl o a stampi con decori intricati. Ideale per stampi semplici da più saponette, con o senza divisori.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso e colore più uniforme del sapone cotto a bagnomaria, ma mai uniforme come il sapone a freddo. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte, miele e additivi zuccherini. Fate attenzione ai grassi che possono far surriscaldare la pasta di sapone. Se li usate, tenete sotto controllo il sapone per evitare l’effetto vulcano.


Adatto per – Lotti da 2 a 5 chili di saponi solidi per tutti gli usi.


Non adatto per – Lotti standard da un chilo. Saponi al latte e miele.


Da evitare per – Saponi con decori molto dettagliati. Saponi swirl.


Aggiunta oli surgrassanti – Dopo la cottura, regolando opportunamente lo sconto soda.


Vantaggi – Possibilità di fare lotti più grandi. La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura. Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura e potrebbero rimanere intatti nel sapone finito.


Svantaggi – Non adatto ai principianti. Difficile gestire le temperature del forno.
Il sapone va sorvegliato costantemente durante la cottura. Non è adatto ai piccoli lotti di sapone, compreso il lotto standard (1 chilo di grassi). Lavorare con lotti grandi richiede esperienza, forza e buona manualità. Si rischia di sprecare (e dover recuperare) molto materiale se qualcosa va storto.

Ricettinaaaaa: sapone a caldo al catrame vegetale

Forse l’applicazione più classica del metodo a caldo a bagnomaria sono le ricette di saponi al catrame vegetale. Il catrame (di grado farmaceutico) è un rimedio popolare, utilizzato anche in veterinaria, per alcune condizioni della pelle, tra cui micosi e infiammazioni croniche. I saponi al catrame non sono panacee per tutti i mali, ma molti li trovano più delicati e più adatti di altri (per esempio) all’igiene intima. E questo, anche superando una certa repulsione per l’aroma del catrame, molto forte e penetrante e non esattamente gradevole, e per il colore della schiuma, che fa sempre pensare allo “sporco”!
Abbiamo provato diverse ricette di saponi al catrame, a partire dalla più classica, che ne contiene ben il 15%. Qui ve ne proponiamo una versione addomesticata, dove l’aroma del catrame è meno forte e pertanto più facile da accettare.
Il catrame per usi cosmetici e veterinari si acquista in farmacia. Non fatevi tentare dall’autoproduzione di catrame per i vostri saponi: acquistatelo solo in farmacia per essere sicuri che non contenga residui tossici superiori ai limiti fissati dalla normativa europea sui cosmetici.
Come per tutte le ricette di saponi a caldo, la soluzione caustica è più acquosa e ha qui una concentrazione del 25% circa. Nonostante la presenza di grassi saturi e uno sconto soda intorno all’8%, i saponi risultanti potrebbero essere ancora piuttosto morbidi quando li sformerete e dovranno stagionare per almeno 8 settimane.
Per una versione tutta vegetale, potrete sostituire il sego con olio di palma o burro karitè o olio di cocco, ricalcolando opportunamente la soda. Se sostituite l’intera quantità di sego coll’olio di cocco, aumentate lo sconto soda se avete una pelle delicata (in questo post vi spieghiamo il perché). Il sego può essere sostituito anche dallo strutto. Ricordate di inserire il catrame nei calcoli!

Ingredienti

olio di oliva o di sansa    500 g
olio di cocco                  120 g
sego di bue                    300 g
olio di ricino                      30 g
catrame vegetale              50 g

soda caustica (NaOH)     127 g
acqua                             380 g

miscela di oli essenziali a scelta (facoltativa)    da 10 a 15 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, gli stampi e gli ingredienti.
2.    Preparate la pentola per la cottura a bagnomaria e mettetela sul fuoco a scaldare.
3.    Preparate la soluzione caustica, seguendo le precauzioni per la sicurezza.
4.    Misurate i grassi, cominciando col catrame vegetale dentro la pentola del sapone. Immergete la pentola nell’acqua a scaldare.
5.    Quando grassi e soluzione caustica sono alla giusta temperatura, versate la soluzione caustica nei grassi e mescolate.
6.    Il catrame farà rapprendere la pasta di sapone quasi istantanemente. Non preoccupatevi se non riuscite a rendere il miscuglio omogeneo: a questo provvederà la cottura.
7.    Rimettete la pentola del sapone nella pentola del bagnomaria e lasciate cuocere, come spiegato nelle istruzioni spiegate nel manuale “Sapone fatto in casa for dummies“.
8.    A fine cottura, aspettate che la temperatura della pasta di sapone scenda sotto i 70º C se volete aggiungere degli oli essenziali.
9.    Trasferite negli stampi, proteggete la superficie del sapone secondo necessità e isolate gli stampi.
10.    Dopo 24 ore, sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 8 settimane.

La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

For dummies in pillole: il metodo a caldo a bagnomaria

Un paio di pentole d’acciaio, una più grande dell’altra, acqua bollente e via. Il metodo a caldo a bagnomaria è il sistema più immediato per sperimentare qualcosa di diverso rispetto alla saponificazione a freddo. Questo metodo è descritto in dettaglio nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela – Oli tra i 40° e i 50° C, soluzione caustica meno di 40° C.


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina molto spessa. Non adatta ai decori swirl, né agli stampi con decori dettagliati. Meglio versarla in stampi semplici, singoli o multipli con o senza divisori. Un sistema per rendere la pasta più fluida è l’aggiunta del sodio lattato.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso o traslucido e un po’ rugoso in superficie. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte. Miele e additivi zuccherini da usare con cautela.


Adatto per – Saponi solidi per il corpo, il bucato, gli animali domestici. Saponi che contengano ingredienti che possono far ammassare la pasta di sapone, in particolare cera d’api, colofonia, catrame vegetale, ma in questo caso bisogna fare particolarmente attenzione a che le temperature non diventino troppo alte.


Non adatto per – Saponi al latte, saponi decorativi con alto dettaglio, come gli swirl.


Da evitare assolutamente per – Saponi whipped.


Aggiunta di oli surgrassanti – Dopo la cottura, regolando opportunamente la quantità di soda all’inizio.


Vantaggi – La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura. Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura e potrebbero rimanere intatti nel sapone finito. Il sistema del bagnomaria è alla portata di tutti, non richiede acquisti di attrezzature speciali.


Svantaggi – Scelta più limitata per gli ingredienti. Il sistema a due pentole richiede buona manualità e una certa forza. Costi di produzione superiori per l’energia impiegata nella cottura. La cottura va sorvegliata.

L’uso di questa tecnica presuppone la conoscenza delle basi della saponificazione e una certa dimestichezza coi metodi a freddo. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

Ricettinaaaaa: sapone al rasshoul in pentola elettrica

Argilla Rasshoul dal sito francese Aromazone

I saponi per la rasatura devono fare molta schiuma, ma allo stesso tempo non risultare troppo aggressivi per la pelle, già sottoposta allo stress meccanico dello sfregamento col rasoio. In questa ricetta la combinazione degli oli di cocco e ricino assicura una schiuma densa e cremosa, ma l’alto sconto della soda (circa 12%) e l’aggiunta di olio di jojoba a saponificazione avvenuta bilanciano l’azione detergente.
L’argilla è un ingrediente tipico dei saponi per rasatura perché aiuta a far scorrere meglio il rasoio sulla pelle. In alternativa al rasshoul potete usare dell’argilla verde ventilata.
Gli oli essenziali, anch’essi aggiunti a saponificazione completata, sono stati scelti per le loro proprietà lenitive e antiarrossamento. È un sapone adatto non solo alla barba, ma anche alla depilazione.
Ingredienti
olio di cocco    500 g
olio di oliva      450 g
olio di ricino    50 g

soda caustica (NaOH)    143 g
acqua    330 g
argilla rasshoul    30 g

Dopo la cottura:
olio di jojoba    20 g

olio essenziale di melissa officinale    5 ml
olio essenziale di camomilla romana     5 ml
olio essenziale di salvia sclarea    5 ml

Procedimento
1.    Preparate il piano di lavoro, le attrezzature di sicurezza, gli stampi e gli ingredienti.
2.    In un vasetto di vetro per conserve con tappo a chiusura ermetica, pesate l’olio di jojoba, aggiungete gli oli essenziali, chiudete bene e mettete da parte. Pesate l’argilla e mettetela da parte.
3.    Preparate la soluzione caustica in un contenitore adatto, seguendo le solite procedure di sicurezza.
4.    Se avete una bilancia che regge il peso del contenitore di ceramica della pentola elettrica, pesate gli oli direttamente lì dentro. In alternativa, pesate gli oli in un contenitore separato e poi travasateli nella pentola elettrica.
5.    Accendete la pentola elettrica sul minimo.
6.    Quando gli oli si sono riscaldati e la soluzione caustica si è raffreddata, versate la soluzione caustica negli oli, quindi aggiungete l’argilla e mescolate.
7.    Proseguite la cottura, come spiegato nel manuale nella parte relativa ai metodi a caldo.
8.    A fine cottura, incorporate il miscuglio di jojoba e oli essenziali.
9.    Trasferite la pasta di sapone negli stampi.
10.    Dopo 24 ore, sformate, tagliate se necessario e mettete a stagionare per almeno 6 settimane.
La riuscita di questa formula richiede lo studio preliminare dei fondamenti e delle tecniche di saponificazione. Non mettevi a provare se non avete alcuna esperienza perché rischiate di sprecare materiale o persino di farvi male. Saponai non ci si improvvisa con qualche consiglio preso sul web!

For dummies in pillole: il metodo a caldo nella crockpot

Crockpot è la marca più famosa

Crockpot è il nome della marca inglese più famosa, ma la pentola elettrica a cottura programmata è ormai diventata un “oggetto” che si trova anche in Italia e che non costa più una fortuna. Molti in questi anni – compresa la sottoscritta – l’hanno comprata per farci il sapone a caldo perché è molto più comoda del bagnomaria, più sicura ed efficiente del forno. Questo metodo di saponificazione a caldo è descritto nel nostro manuale “Il sapone fatto in casa for dummies” ma qui riporto un riepilogo generale che, per ragioni di spazio, non era stato possibile inserire nel libro. Le informazioni si riferiscono ai saponi solidi, cioè quelli fatti con la soda caustica, non ai saponi liquidi.

Temperature di miscela –  Oli tra i 40° e i 50° C, soluzione caustica a meno di 40°


Consistenza della pasta – Dopo la cottura, la pasta è come una gelatina spessa, ma più fluida di quella cotta a bagnomaria. Ottima per saponi semplici, da tagliare a fette.
Non adatta per stampi con decori intricati. Ideale per stampi semplici, individuali o da più saponette, con o senza divisori.


Consistenza del sapone – Pastoso, elastico, di aspetto ceroso e colore più uniforme del sapone cotto a bagnomaria, ma mai uniforme come il sapone a freddo. Si presta bene a essere tagliato a fette e timbrato.


Ingredienti da evitare – Latte, miele e additivi zuccherini. Fate attenzione anche ai grassi che possono far surriscaldare la pasta di sapone.


Adatto per – Lotti standard da 1 kg o più piccoli. Saponi solidi per tutti gli usi. Saponi semi-trasparenti


Non adatto per – Lotti grandi, saponi decorativi tipo swirl.


Aggiunta di oli surgrassanti – Dopo la cottura, aggiustando opportunamente lo sconto dell’alcali.


Vantaggi della cottura in pentola elettrica – Possibilità di fare lotti più piccoli del lotto standard da 1 kg, ideale per esperimenti con nuove ricette a caldo.  Valida alternativa al metodo a bagnomaria perché non richiede “sorveglianza”. Più sicuro per i saponi che contengono alcol perché non si lavora con fiamme libere. La saponificazione è sicuramente completa al termine della cottura.
Surgrassanti e additivi si aggiungono a fine cottura quando la saponificazione è finita.


Svantaggi – Non si possono fare lotti molto grandi. La pentola di ceramica è pesante, ci vuole una bilancia che porti almeno 5 chili con divisioni di 1 grammo. L’alternativa è pesare tutto in contenitori separati o preparare il sapone in una pentola normale e poi trasferirlo nella crockpot per la cottura.
E’ richiesto un piccolo investimento iniziale per comprare la pentola e va messo in conto il consumo energetico per farla funzionare. La pentola di ceramica può danneggiarsi al contatto con gli alcali e non in tutti i modelli può essere sostituita.

Metodi per fare il sapone: quali sono, come sceglierli

metodi per fare il saponeA partire dagli anni Novanta, grazie allo scambio di informazioni tra saponai su Internet, sono stati messi a punto diversi metodi per fare il sapone in casa, rielaborando i sistemi tradizionali che erano sopravvissuti alla “colonizzazione” dei tensioattivi commerciali, avvenuta a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta. Tutte queste tecniche sono dette “a impasto” e differiscono dai saponi “levati” che sono invece la norma in campo industriale.

Nei metodi a impasto tutti gli ingredienti messi all’inizio del processo di saponificazione e i prodotti della loro reazione (la glicerina) restano nel sapone finito. Le tecniche a impasto si dividono in due grandi categorie: quelle a freddo dove la saponificazione avviene senza ricorrere a fonti di calore esterne, quelle a caldo dove invece la pasta di sapone viene surriscaldata per accelerarne la reazione.

Le varianti a freddo sono cinque:

  1. Il metodo a freddo di base (CP, cold process)
  2. Il metodo tutto a freddo (NHCP, no heat cold process)
  3. Il metodo a freddo a temperatura ambiente (RTCP, room temperature cold process)
  4. Il metodo super-freddo o dei saponi montati
  5. Il metodo a freddo ad acqua ridotta (DWCP, discounted water cold process)

Altrettante sono le varianti della tecnica a caldo:

  1. Il metodo a caldo a bagnomaria (DBHP, double boiler hot process)
  2. Il metodo a caldo nel forno (OHP, oven hot process)
  3. Il metodo a caldo nel microonde (MWHP, microwave hot process)
  4. Il metodo a caldo nelle pentole a temperatura controllata (CPHP, crock pot hot process)
  5. Il metodo a caldo nel forno nello stampo (ITMHP, in the mould hot process)

Marina e io ci occupiamo di sapone fatto in casa dalle fine degli anni Novanta e abbiamo partecipato non solo allo sviluppo delle tecniche, ma siamo anche state testimoni delle “mode” cui hanno dato vita. Oggi si parla moltissimo di metodo a temperatura ambiente, per esempio, mentre sono quasi del tutto scomparsi i metodi a caldo nel microonde o la cottura nel forno nello stampo i quali, solo qualche anno fa, sembravano l’invenzione del secolo. Resiste saldamente invece il metodo a freddo di base, mentre quello a caldo nella pentola elettrica sembra proporsi come il nuovo trend del 2016.

Tutte le tecniche danno come risultato del sapone. Ma non tutte sono uguali e districarsi nella scelta di quella giusta può richiedere un po’ di tempo e di esperienza. Ci sono tipi di sapone che richiedono tecniche specifiche. Difficile pensare di fare saponi in crema senza la cottura a bagnomaria o nella pentola elettrica, praticamente impossibile ottenere dei montati ignorando la tecnica super-fredda e, una volta imparata la tecnica a caldo, anche la produzione di saponi liquidi ne guadagna.

L’esperienza di prima mano è quella più importante. Ma se volete approfittare della nostra, quanto meno per farvi un’idea di come marciano le cose e di come scegliere il metodo giusto per il sapone giusto, abbiamo preparato una scheda di riepilogo sulla scelta dei metodi che completa il nostro manuale “Il sapone fatto in casa For Dummies”, dove tutte le tecniche a freddo e a caldo sono spiegate passo per passo.

Il sapone di Natale: due esperimenti in una ricetta

Sapone di Natale completo

Il Girotondo di Natale organizzato dagli iscritti al gruppo Facebook “Il mio sapone” mi ha dato l’occasione per creare una nuova ricetta in cui ho voluto sperimentare la combinazione girasole + cocco come base per inserti di piccole dimensioni.

Il primo passaggio è stato proprio quello di creare gli inserti. A questo scopo ho preparato un sapone a freddo usando il 40% di olio di cocco e il 60% di olio di girasole con uno sconto soda del 4%. Ho scelto un grasso saturo da cui si ottengono saponi che induriscono in fretta e l’ho combinato con un olio polinsaturo che produce saponi plastici e morbidi per riuscire ad ottenere un impasto che fosse pronto da tagliare dopo poche ore, ma che non si sbriciolasse o si appiccicasse agli stampini. Ho versato la pasta di sapone in uno stampo rettangolare e l’ho lasciata riposare coperta per 18 ore. Poi l’ho sformata, l’ho lasciata asciugare per un’oretta e l’ho tagliata con delle formine per biscotti.

Gli inserti

Gli inserti

Trascorse 24 ore, ho preparato il resto della ricetta. La base in cui ho inserito cuoricini e stelline è un sapone a caldo in cui ho sperimentato l’aggiunta di emulsionante per migliorare la cremosità della schiuma. Si tratta di un esperimento molto interessante che è stato avviato proprio sul gruppo Facebook e al quale non vedevo l’ora di partecipare!

La ricetta del sapone a caldo prevede 17% di olio di mandorle, 40% di olio di cocco, 38% di olio di oliva, 10% di AS102 (emulsionante autoprodotto) sciolto nei grassi. Ho usato la quantità di acqua per il metodo a caldo a bagnomaria (375 g per chilo di grassi) e, dopo la cottura, ho aggiunto 50 g di olio di mandorle portando così lo sconto soda complessivo al 9%. Per la preparazione della pasta di sapone a caldo ho seguito il metodo che Marina descrive nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale“. Al sapone ho aggiunto 9 grammi di una fragranza cosmetica natalizia, l’ho versato in uno stampo tipo plum-cake, ho sistemato gli inserti e ho spolverizzato il tutto con mica cosmetica perlescente per creare l’effetto-neve.

Per la discussione degli esiti di questo esperimento, ci vediamo nel gruppo su Fb!

La fase del gel: che cos’è, a che cosa serve

Un sapone durante la fase del gel

Un sapone durante la fase del gel

La cosiddetta fase del gel è un momento nel processo di saponificazione che avviene quando la pasta di sapone è stata versata negli stampi e coperta. Durante questa fase la temperatura della pasta di sapone aumenta e il calore si diffonde a partire dal centro della forma verso i bordi. La pasta prende un colore più scuro e, da opaca che era, assume un aspetto “gloss” lucido con una consistenza, appunto, simile al gel.

A seconda dei grassi utilizzati e delle temperature di lavorazione, la fase del gel può avvenire nel giro di mezz’ora dal momento in cui il sapone è stato versato nella forma oppure presentarsi dopo diverse ore. In alcuni casi il gel procede molto velocemente dal centro verso i bordi e, in poche decine di minuti, tutta la pasta diventa traslucida e calda. In altri casi il gel avviene più in “profondità” nella massa di sapone e sulla superficie si può osservare soltanto una macchia di colore leggermente più scura. Di solito, questa differenza di colore tra il centro e i bordi degli stampi è il segno dell’avvenuta fase del gel che si può vedere quando si scopre il sapone dopo 24 ore.

Durante la fase del gel la soda caustica reagisce con gli acidi grassi contenuti negli oli e sparisce, trasformandosi in sapone. Questo significa che i saponi andati in gel sono “neutralizzati” nel momento in cui si raffreddano e si solidificano anche se la stagionatura continua a svolgere un ruolo importante.

I metodi in cui si lavora a temperature bassissime (per esempio per i whipped soaps) e nei quali si raffredda la pasta di sapone per evitare che vada in gel, richiedono dunque tempi di stagionatura più lunghi per consentire la neutralizzazione della soda caustica che non è avvenuta nelle prime ventiquattro ore.

Esistono poi fattori che possono bloccare la fase del gel perché favoriscono la dispersione del calore naturale sviluppato dalla reazione tra grassi e soda. Se il gel non si forma può dipendere dall’uso di stampini troppo piccoli che non trattengono a sufficienza il calore, da una insufficiente copertura delle forme, dalla preparazione di lotti troppo piccoli (inferiori ai 500 g), dal fatto che faccia molto freddo nel locale dove il sapone viene lasciato riposare.

Al contrario esistono ingredienti o situazioni che innescano fasi del gel molto calde e diffuse: l’uso di quantità di olio di cocco superiori al 30%, la presenza di olio di riso o di jojoba, la presenza di latte o miele, certe fragranze cosmetiche, l’uso di stampi alti e stretti che intrappolano il calore, coperture troppo pesanti, temperature di lavorazione molto alte (come nel metodo tutto a freddo), soluzione caustica molto concentrata (come nel metodo ad acqua ridotta), ambienti molto caldi (perché è estate o perché la pasta di sapone viene tenuta vicino a una fonte di calore).

Se il gel è davvero troppo “deciso”, il sapone può gonfiarsi e traboccare dallo stampo nel cosiddetto “effetto vulcano”. Tutte le fasi della saponificazione, le reazioni degli ingredienti e i metodi sono descritti nel nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”.

Perché il sapone deve stagionare?

Quando Marina ed io cominciammo ad occuparci di sapone naturale fatto in casa, oltre quindici anni fa, si pensava che la stagionatura dei saponi a freddo fosse indispensabile per consentire la totale neutralizzazione della soda caustica.

Il sapone va lasciato riposare, coperto, per 24 oreDa quel momento di sperimentazioni ne sono state fatte molte e tutti siamo ormai arrivati alla medesima conclusione: se un sapone a freddo attraversa la fase del gel, la soda caustica si neutralizza completamente e sparisce nell’arco delle prime ventiquattro ore dal momento in cui la pasta di sapone è stata versata nello stampo. Questo però non significa necessariamente che, nel momento in cui viene tolto dalle forme, un sapone a freddo o a caldo sia pronto per essere usato.

La stagionatura è un periodo importante per la maturazione del sapone. Non perché debba “perdere soda caustica” – quella la perde subito, lo abbiamo detto – ma perché i cristalli del sale che lo compongono abbiano il tempo di “assestarsi” e le tracce di acqua che contiene possano evaporare.

Un sapone che è stato lasciato riposare per le canoniche 4 settimane – ma anche di più – avrà dunque una consistenza migliore, una schiuma più abbondante e una resa superiore. I saponi usati subito – in particolar modo quelli a freddo, ma anche quelli a caldo – tendono a fare poca schiuma, ad essere appiccicosi e bavosi, a consumarsi alla velocità della luce.

Al contrario, se si pensa di rilavorare un sapone per farne gel da bucato o perché si vuole recuperare qualche errore commesso, è meglio farlo entro le prime 48 ore quando è ancora molto morbido e plastico. Il risultato del rilavorato sarà migliore di quello ottenuto con saponi già molto stagionati o secchi.

Per saperne di più sulla saponificazione, sui metodi a freddo o caldo, sui rilavorati, vi indirizziamo al nostro manuale “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici“.

Come calcolare lo sconto o l’eccesso di soda?

I termini “sconto soda”, in italiano, o “superfatting”, in inglese, vogliono dire la stessa cosa e cioè: lasciare nel sapone finito una parte di grasso “libero”, non saponificato. Il fatto che una parte del grasso resti intatto, significa che diminuisce leggermente il potere detergente del sapone (potere detergente dato dalle caratteristiche di ciascun grasso) e che quindi il sapone sarà più delicato. Lo sconto della soda nei saponi solidi ha un range che, di norma, va dal 5 al 10% nei saponi per il corpo, mentre si lavora in eccesso di alcali per quelli da bucato (più 3-5%).

Lo sconto 5% è quello base per saponi multiuso, adatti a persone con pelle sana e normale. Lo sconto si calcola in due modi:

  1. sul totale dei grassi di una ricetta e in questo caso non si aggiungono più grassi al nastro (nei metodi a freddo) o dopo la cottura (nei metodi a caldo). Esempio: 1 kg di olio di oliva, calcolo la soda totale 134 g e poi la sconto del 5% e uso quindi 128 g di soda;
  2. si calcola uno sconto inferiore sui grassi della ricetta e si aggiunge una parte di olio al nastro/dopo la cottura per avere uno sconto complessivo più alto. Esempio: 1 kg olio di oliva su cui sconto il 5%, poi aggiungo 20 g di oleolito al nastro o dopo la cottura (oleolito che non era stato incluso nel grasso base della ricetta) e vado a uno sconto totale del 7% (5+2). Questa è la regola generale.

Imparata questa, si possono sperimentare delle eccezioni: eccessi di soda per i saponi da bucato (+3-5%), per esempio o sconti molto alti (9-10 anche 12-15%) per saponi super grassi. Scontare molto significa: avere saponi più molli, più rischio di ossidazione, ma questi svantaggi si possono correggere con combinazioni di grassi poco ossidabili, metodo ad acqua scontata, lunghe stagionature.

Secondo la mia esperienza, i saponi da bucato possono avere al massimo uno sconto dell’1-2% se si intendono per bucato a mano e per capi delicati come seta e lana che richiedono detergenti a pH meno alcalino. Quando faccio il sapone da bucato alla lanolina, per esempio, lo preparo a caldo e aggiungo 10 grammi di lanolina a fine cottura in modo da avere uno sconto dell’1% su un chilo di grassi di base. Per il sapone da bucato normale preferisco lavorare con un eccesso di soda (dal 2 al 3% ma mi sono spinta a provare anche il 5% per saponi da usare solo per pretrattare).

Queste regole per lo sconto della soda non valgono per i saponi liquidi fatti con idrossido di potassio, per i quali è consigliato di non superare lo sconto massimo del 3%. Mi è capitato di parlare con persone che, a seconda della titolazione dell’idrossido di potassio, cioè a seconda del suo grado di purezza, lavoravano saponi liquidi da bucato con eccessi di alcali alti (tra il 5 e il 10%).

Formula per calcolare lo sconto soda caustica nei saponi solidi: soda totale x (100 percentuale di sconto voluto) / 100 La soda totale si calcola moltiplicando il peso del grasso per il suo coefficiente di saponificazione e sommando poi i risultati, se faccio una ricetta con molti grassi. Se saponifico un kg di olio di oliva (sap 0.134) e voglio uno sconto del 5%, la procedura è: 1000 x 0,134 = 134 Calcolo sconto: 134 x (100 – 5) / 100 = 134 x 95 /100 = 127,3 grammi soda

Formula per calcolare l’eccesso di soda caustica nei saponi solidi: soda totale x (100 + percentuale di eccesso voluto) / 100