Ops… ho creato un sapone modellabile (ma senza volerlo)

Chi mi conosce sa che non mi sarei mai messa, di proposito, a creare un sapone modellabile. Il mio lato artistico è talmente scarso che già sugli swirl mi sono arresa da tempo e men che meno avrei la capacità per creare qualcosa di ancora più “audace”. Quindi è stato con tutt’altro in mente che, qualche tempo fa, mi sono inventata questa combinazione di ingredienti:

20% olio di cocco

80% olio di oliva

2% emulsionante (tipo alcol cetilico)

3% cera di macadamia (o cera di soia) esclusa dal calcolo della soda

Sconto soda sui grassi 5%

Acqua per una concentrazione della soluzione caustica al 33%

Ho preparato questo sapone col metodo a freddo di base e quando l’ho sformato, due giorni più tardi, era ancora così morbido che ho cominciato a chiedermi dove avessi sbagliato. E’ stato soltanto mentre rifilavo le saponette con la mia “pialla” e, sovrappensiero, ho cominciato a fare delle palline con gli scarti, che ho capito… Liscio, omogeneo, malleabile… quello che avevo tra le mani poteva essere un perfetto sapone da modellare!

Ho visto circolare online ricette per saponi modellabili che contengono nella maggioranza dei casi grassi animali e non sono, quindi, un’opzione per tutti. Questa formula invece è vegan e gli ingredienti non sono così difficili da reperire. Il cetilico si può omettere (serve a migliorare la schiuma) e la cera di macadamia si può sostituire con quella di soia, che è più facile da trovare. Modellatori di sapone provatela, e fatemi sapere che cosa ne pensate!

Tra parentesi, se poi non lo volete modellare, basta lasciarlo asciugare e stagionare come un qualsiasi sapone a prevalenza di grassi insaturi.

Sapone da bucato C12-C18: la prima prova della lavatrice

Vi presento la mia lavatrice...

Vi presento la mia lavatrice…

In questi ultimi fine settimana ho sottoposto il Sapone da bucato C12-C18 a due prove sul campo o meglio, dentro la lavatrice.

Qualche dato come premessa all’esperimento:

  • abito in una zona dove l’acqua ha una durezza di 6 gradi tedeschi (10,68 gradi francesi);
  • ho una lavatrice Wirlpool AWM 8083 del 2006, quindi moderna, ma non super tecnologica, con prelievo del detersivo a caduta.
Vi presento anche il mio bucato...

Vi presento anche il mio bucato…

Primo test – Bucato misto (colorati, neri, bianchi) poco sporco, lavato a 50° col programma “Bucato quotidiano” che, nella versione italiana, dovrebbe corrispondere ai “Sintetici”. Ho aggiunto 80 ml di Sapone C12-C18 direttamente nel cestello. Non ho aggiunto sequestranti.

Risultato – Il bucato è venuto ben pulito, profumato di olio essenziale di Lemon myrtle che avevo aggiunto all’ultimo minuto al sapone. I capi neri non avevano alcuna traccia di sapone non dissolto. Dopo dieci giorni si sente un leggerissimo profumo di olio, segno che qualche residuo alle fibre è rimasto attaccato. Il prossimo giro aggiungerò un sequestrante.

Secondo test – Bucato di bianchi (lenzuola, asciugamani, strofinacci) abbastanza sporco, lavato a 60° sempre col programma “Bucato quotidiano”. Ho usato 100 ml di Sapone C12-C18 direttamente nel cestello. Non ho aggiunto sequestranti.

Risultato – Tessuti puliti, nessuna traccia di residui di sapone non dissolto, nessun odorino di olio nemmeno dopo qualche giorno.

Direi che il Sapone C12-C18 ha superato egregiamente il test della lavatrice! Ma non sono ancora soddisfatta… la prossima volta voglio abbinarlo a un sequestrante (sodio citrato) e vedere se il risultato alle basse temperature migliora. Stay tuned! 🙂

Chiudo col rimando alla spiegazione del come e perché è nato il Sapone da bucato C12-C18.

Sapone da bucato autoprodotto: formula con acidi grassi a catena lunga

La ricerca di un sapone autoprodotto che funzioni nel bucato richiede, come abbiamo già scritto in questo blog più volte, una certa dose di sperimentazioni. Difficilmente si azzecca la formula ideale al primo colpo, perché l’efficacia del sapone in lavatrice dipende anche da fattori che non hanno strettamente a che vedere con gli ingredienti di cui è fatto, come la temperatura del lavaggio, la durezza dell’acqua, l’efficienza della lavatrice e, ovviamente, il tipo di sporco.

Sull’onda di tante discussioni nel nostro gruppo su Facebook Il Mio Sapone e grazie a un post di Rodolfo Baraldini sul suo blog Nononsensecosmethic, mi è tornata la voglia di rimettermi a fare il piccolo chimico e di giocare un po’ con la formulazione dei saponi per il bucato in lavatrice.

IMGP4325Primo passo, la scelta degli oli – Il primo passo di questo nuovo “viaggio” è cominciato da una riflessione sulla scelta dei grassi per fare il sapone. Sono partita dalla nostra tabella del libro “Sapone fatto in casa for dummies” che descrive il contenuto in acidi grassi degli oli vegetali, e da qui ho scelto quelli a maggior contenuto di acido oleico (catena a 18 atomi di carbonio, C18:1) e di acido linoleico (C18:2). Gli acidi grassi a catena lunga non danno saponi molto solubili se l’acqua è a bassa temperatura, ma la loro prestazione migliora quando si raggiungono le normali temperature di lavaggio in lavatrice. E hanno il vantaggio di non produrre eccessiva schiuma o di legarsi ai metalli disciolti in acqua come capita ai sali sodici ottenuti dall’acido stearico.

Partendo da queste considerazioni, ho formulato un sapone combinando il 65% di oli polinsaturi ricchi di acido linoleico col 15% di oli monoinsaturi ricchi di oleico. La scelta è caduta su oli che avevo in casa e che si trovano facilmente ovunque: girasole e oliva. A questa base, ho aggiunto il 20% di olio di cocco per sfruttare il potere lavante e la solubilità in acqua dei sali sodici di acido laurico (catena a 12 atomi di carbonio C:12).

Secondo passo, eccesso di alcali al 10% – Contrariamente a quanto avevo fatto finora, ho poi portato l’eccesso di alcali fino al 10%, supportata in questo dalla considerazione di Baraldini sul fatto che i detergenti industriali hanno spesso eccessi di “soda” addirittura del 20%. Sapendo che così tanta soda caustica avrebbe fatto aumentare la temperatura della reazione chimica e che la presenza dell’olio di cocco mi esponeva a un effetto-vulcano quasi garantito, ho deciso di lavorare con una quantità di acqua calcolata, come in molte ricette “tradizionali”, sulla quantità del peso dei grassi. Giusto per andare sul sicuro…. E ora ecco la ricetta completa!

Sapone da bucato C12-C18

Olio di girasole 650 g

Olio di cocco 200 g

Olio di oliva 150 g

Soda caustica 160 g (eccesso 10%)

Acqua 300 g

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Il sapone passato nel macinino

Terzo passo, la preparazione del sapone – Con questi ingredienti ho fatto sapone seguendo il metodo a freddo di base. Per evitare scherzi con le temperature, ho lavorato con soda e grassi attorno ai 30°. Ho poi versato il sapone in uno stampo molto grande in modo che lo strato di pasta restasse piuttosto sottile, ma che avesse comunque massa sufficiente per attraversare la fase del gel. Dopo due giorni ho tolto il sapone dallo stampo e, indossando i guanti, l’ho ridotto a pezzetti con un coltello. Ho lasciato i dadini di sapone nello stampo una decina di giorni, girandoli ogni tanto con una forchetta perché prendessero aria e si asciugassero bene. A quel punto, li ho messi nel robot da cucina e li ho macinati a dovere.

saponebucato

Gel viscoso, diluizione 1:1

Quarto passo, diluizione del sapone – In tutti questi anni, ho preparato gel da bucato con diluizioni 1:10 o 1:5 (una parte di sapone e 10 o 5 di acqua), ma stavolta ho voluto percorrere una strada nuova e accettare l’idea di Baraldini di una diluizione 1:1 per avere un sapone più concentrato e più facilmente dosabile. Ho scelto inoltre di diluirlo a freddo, senza ricorrere ai fornelli né al bagnomaria. Ma per non rischiare di buttare via tutto, sono partita da una piccola quantità. Ho messo 100 grammi del mio sapone macinato in un contenitore di plastica dura e ci ho versato sopra 100 grammi di acqua bollente. Per facilitare la diluizione ho aggiunto anche un 20% di alcol etilico. Ho isolato con un asciugamano di spugna bello pesante e lasciato riposare il tutto per un paio d’ore. A quel punto, aiutandomi, con una forchetta, ho cominciato a mescolare fino a ottenere un “pastone” ancora abbastanza grumoso. Ho dato modo al sapone di riposare per altre 24 ore e, il giorno dopo, il gel viscoso era pronto…. bello, lucido e concentrato come si vede nella foto! Volendo aggiungere una profumazione, cosa che stavolta non ho fatto perché ero più interessata alla formulazione che agli additivi, sarebbe bastato aggiungerla all’alcol etilico prima di incorporarla al sapone. Il pH di questo gel viscoso è alto (11,5 misurato con le mie cartine), questo significa che bisogna maneggiarlo coi guanti e che non è adatto a lavare fibre di origine animale (lana, seta) sensibili ai detergenti troppo alcalini.

Per completare l’esperimento ho deciso inoltre che questo sapone non avrebbe contenuto sequestranti, almeno fino a quando non avessi testato le sue prestazioni in lavatrice e non fossi giunta a conclusioni diverse. A voi quindi le prove-lavatrice nella prossima puntata di questa storia! 🙂

Sapone con la farina: che cosa è successo 6 mesi dopo

saponefarina1 Sei mesi fa avevo deciso di sperimentare – letteralmente – sulla mia pelle la famigerata ricetta del sapone con la farina. Un intruglio dove il dosaggio di soda caustica è dieci volte superiore alla norma, ma che continua a girare su internet nonostante le segnalazioni.

Quell’esperimento è documento qui sul blog con un post e varie fotografie. Ora, a distanza di tempo, posto un aggiornamento con le fotografie del sapone.

saponefarina2 saponecaustico1Come vedete oltre a essersi raggrinzito, ha sviluppato una foltissima “peluria” tipica della presenza eccessiva di soda caustica non neutralizzata. La stessa “fioritura” di cristalli l’avevo notata, tempo fa, attorno a una tubazione dalla quale era traboccata della soluzione caustica concentrata, usata per sgorgarla. La prova del pH mostra un valore di 12 su una scala di 14, confermando come il sapone, nonostante siano passati sei mesi, è decisamente basico.

 

Sapone marocchino in chiave nordica: variazione sul tema /2

Un sapone Beldi molto speciale, senza le olive nere come prevedono alcune ricette, ma con l’estratto alcolico di gemme di pino, raccolte nelle foreste dei Paesi Baltici.

Un’idea che vi fa alzare il sopracciglio? Vi sembra una variazione troppo estrema? Provate a leggere e magari cambierete idea… 🙂

Anna Svergun viva a Riga, in Lettonia, e ha un diploma in aromaterapia con indirizzo alla cosmetologia, terapia e psicologia. “I miei cosmetici mi hanno aiutata a risolvere alcuni problemi cutanei, mi hanno regalato capelli pieni di salute e mi aiutata a sentirmi più felice e più sicura di me stessa. Alcuni ingredienti li preparo io stessa. Col tempo ho sviluppato formule soprattutto per le pelli impure, grasse o acneiche dove ho visto i miglioramenti più significativi. Tutti i prodotti li testo su me stessa prima per verificarne la qualità e l’efficacia”. L’interpretazione che Anna fa del sapone Beldi le è stata ispirata dalla visita a bagno turco dove questo sapone veniva usato. La sua ricetta parte da una base di sapone già pronta ed è quindi ideale per tutti i principianti o da coloro che si spaventano all’idea di lavorare con gli alcali.

  • Base di sapone naturale 100 grammi
  • Infuso concentrato di tè verde o nero 100 grammi
  • Olio vergine di oliva 30 grammi
  • Foglie di eucaliptus secche e polverizzate 50 grammi
  • Estratto alcolico di gemme di pino 10 grammi
  • Olio essenziale di eucaliptus 80 gocce (circa 3 grammi)

“Grattugiate il sapone e scioglietelo a bagnomaria con il tè. Togliete il recipiente dal bagnomaria e, lontano dal fornello, aggiungete l’olio di oliva, la polvere di foglie di eucalipto e l’estratto alcolico di gemme di pino. Mescolate molto bene, aggiungete l’olio essenziale quindi travasate il sapone in contenitori di vetro con coperchio ermetico. Lasciate riposare per un paio di settimane prima di usarlo. Se volete usare il sapone come scrub, pestate le foglie in un mortaio ma senza ridurle in polvere”.

NOTA: siccome questo sapone contiene acqua, potrebbe diventare rancido o sviluppare muffe, preparatene la quantità che vi serve e usatelo nel giro di un mese. Altre preparazioni di Anna si trovano sul suo Etsy shop. Volete sapere come rilavorare i saponi? Venite nel nostro gruppo Facebook a scoprirlo.

Trovate il procedimento in dettaglio, altre ricette e tutti i metodi contemporanei per far sapone in casa nei libri sul sapone naturale di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.

Questa ricetta è tratta da un servizio che Marina Tadiello ha realizzato per il numero di gennaio/febbraio della rivista Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo che si occupa di sapone artigianale e cosmesi homemade. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne per averci autorizzate a tradure il testo e a condividerlo nel nostro blog.

Sapone autoprodotto nel bucato: chimica ed esperienza pratica

Lavatrice_BoschUsare il sapone fatto in casa nel bucato è l’obiettivo di tanti che si accostano all’autoproduzione. L’idea di eliminare i detergenti industriali è una bella sfida, ma che, come tutte le sfide, richiede un po’ di pazienza, di studio e di sperimentazione.

Come ho ripetuto tante volte nelle nostre discussioni sull’argomento nel gruppo Facebook “Il mio sapone“, passare al sapone autoprodotto nel bucato non è un gesto automatico come cambiare la marca del fustino al supermercato. Richiede la conoscenza dei fattori che concorrono a far sì che una sostanza detergente, nel nostro caso il sapone, lavi i panni in maniera più o meno efficace. Da un lato questi fattori sono legati alla composizione del sapone e al suo pH. Dall’altro entrano in ballo la durezza dell’acqua, le temperature di lavaggio e la composizione dello sporco. Un piccolo esame preventivo per capire che cosa laviamo e come lo laviamo è sempre il punto di partenza per formulare un buon sapone.

Il sapone ideale

Le prestazioni di un sapone dipendono dalla composizione in acidi grassi degli oli che abbiamo usato per produrlo. Come abbiamo spiegato in una tabella riassuntiva che si può scaricare gratuitamente, un elemento importante per scegliere i grassi più adatti al sapone da bucato è la lunghezza della catena atomica degli acidi grassi che li compongono. Acidi grassi come l’oleico – il principale elemento dell’olio di oliva e di moltissimi altri oli vegetali – e il linoleico che si trova in oli vegetali poco costosi come arachidi, girasole, mais hanno tutti una catena di 18 atomi di carbonio e rappresentano quindi una buona scelta per il sapone da bucato. Anche lo stearico, contenuto nei grassi animali o in certi saturi vegetali, ha la stessa lunghezza dell’oleico ma, una volta saponificato, in presenza di acque calcaree può formare depositi insolubili sui tessuti e nelle tubature. Buono invece anche l’olio di cocco nonostante il suo principale componente, l’acido laurico, abbia una catena più corta dell’oleico con soli 12 atomi di carbonio.

Un altro fattore importante è il pH e qui entra il gioco l’eccesso di soda che è necessario calcolare nella formulazione dei saponi da bucato. Se in quelli per il corpo, il pH normale è attorno al 9, perché un sapone risulti efficace nel bucato bisogna salire a pH 10.5 o 11. Finora noi abbiamo lavorato in eccesso di alcali tra il 3 e il 5%, ma l’esperienza di un professionista come Rodolfo Baraldini arriva a suggerire eccessi anche del 10%. Rodolfo ha pubblicato un post sul suo blog a proposito dell’uso del sapone autoprodotto nel bucato che è un ottimo approfondimento e che conferma molte delle nostre sperimentazioni. Ciò che Rodolfo conferma con la sua esperienza è che, come già avevamo verificato Marina ed io, inserire nel sapone aceto o persino bicarbonato, pretendendo che questi additivi lo facciano diventare un super-detersivo è… tempo perso (e denota anche scarsa conocenza dell’Abc della saponificazione).

Durezza dell’acqua e sequestranti

Più l’acqua è dura e meno lava il sapone, questo è il principio di base. I sali metallici disciolti in acqua infatti si combinano col sapone, ne dimuiscono il potere detergente e possono formare depositi insolubili. Per questo partire da un sito web che aiuta a capire quando sia dura l’acqua nella zona in cui abitiamo può dare un’ottima mano! A questo punto, se abbiamo scoperto che viviamo in un’area dove l’acqua è dura o molto dura, diventa importante prevedere l’aggiunta di sequestranti o direttamente al sapone o, meglio, in fase di lavaggio. Sodio citrato e sodio gluconato sono i più usati dai saponai autoproduttori, ma c’è chi ha sperimentato anche col tetrasodio etidronato. Di additivi sequestranti parliamo nel manuale “Sapone fatto in casa for Dummies“, ne parla Rodolfo nel post del suo blog che abbiamo citato e ne discutiamo molto spesso nel nostro gruppo su Facebook.

Immagine del post: by Antonio Mette (Own work) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons

Sapone nero marocchino: variazioni sul tema /1

black moroccan soapUn sapone “antico” che conserva il suo fascino e i suoi misteri. A differenza del Marsiglia, dell’Aleppo o del sapone di Nablus dei quali è nota la storia e per i quali esistono moltissime versioni delle formule originali, il sapone marocchino o Beldi continua a rappresentare un piccolo enigma.

In uno degli ultimi numeri della rivista americana Making Soap Mag, l’unico giornale al mondo dedicato al sapone artigianale e homemade, Marina Tadiello ha presentato alcune interviste a saponaie che hanno accettato di condividere le loro libere interpretazioni del sapone marocchino. Ringraziamo Kathy Tarbox, editore, e il direttore responsabile Beth Byrne che ci hanno permesso di tradurre e condividere il testo sul nostro blog.

Amal Bassa, Nevada (Usa) – Beldi con idrossido di potassio

“La mia passione per il sapone iniziò da bambina quando osservavo mia nonna preparare sapone di Castiglia con l’olio di oliva. Essendo originaria del Medioriente, per me il sapone era essenzialmente olio di oliva. Ora, con due lauree in Chimica, insegno a far sapone ai miei studenti quale esempio classico di reazione acido-base. La saponificazione è una delle più interessanti e divertenti reazioni da realizzare in un laboratorio. La mia sperimentazione col Beldi ebbe inizio qualche anno fa, quando i miei amici marocchini mi iniziarono a questa antica formula. E fu amore a prima vista. Quando preparo il sapone Beldi, comincio con una soluzione di idrossido di potassio disciolto in acqua. Verso l’alcali nell’acqua e mescolo fino a quando non si è dissolto completamente. E’ un passaggio pericoloso, perché la soluzione caustica è molto reattiva e bisogna adottare tutte le precauzioni del caso”.

ATTENZIONE! Se non avete mai fatto sapone e non sapete come maneggiare gli alcali, potete partire dal nostro sito, ma le istruzioni complete su come lavorare con l’idrossido di potassio e come fare il sapone a caldo le trovate nei nostri manuali “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici” e “Il sapone fatto in casa For Dummies” Non fate sapone se non avete imparato come proteggervi dagli alcali e come lavorare in sicurezza!

Quando la soluzione caustica è pronta, la miscelo con l’olio di oliva. In una delle mie formule preferite uso:

  • 450 grammi di olio di oliva
  • 90 grammi di idrossido di potassio (titolo 96-98)
  • 170 grammi di acqua

Quando la soluzione caustica è miscelata all’olio, frullo col frullatore a immersione fino a quando non raggiungo il nastro. A questo punto continuo la preparazione del sapone a caldo, usando la pentola elettrica a temperatura controllata (tipo crockpot). Di solito la cottura richiede 3 ore e il sapone è pronto quando la sua consistenza diventa simile alla Vaselina”.

Questa ricetta è la base del sapone Beldi di Amal. Se volete aggiungere altri ingredienti, potete prendere ispirazione dal suo sito Soap Oasis.com

Trovate il procedimento in dettaglio, altre ricette e tutti i metodi contemporanei per far sapone in casa nei libri sul sapone naturale di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.

Sapone con la farina: perché non bisogna farlo

Questo post vi spiega come non dovete fare il sapone. E lo fa partendo da una ricetta che gira su Internet da tempo e che è non solo sbagliata dal punto di vista del dosaggio degli ingredienti, ma potenzialmente pericolosa.

Si tratta del famigerato sapone di olio d’oliva – o di olio esausto – con aggiunta di farina. L’ultima volta che ho sentito parlare di questo “orrore” è stato di recente sul nostro gruppo Il Mio Sapone su Facebook ed è allora che ho deciso di fare da cavia e di provare su me stessa il suo effetto. La ricetta che ho seguito è una delle tante versioni del sapo-mostro che girano in Rete. Non vi darò il dosaggio degli ingredienti perché non voglio che proviate a riprodurlo, ma posso soltanto dirvi che la formula prevede una quantità di acqua dieci volte superiore a quella che si userebbe per un normale sapone a freddo e, soprattutto, una dose di soda caustica quattro volte maggiore. Oltre all’olio, dosato per altro in volume e non in peso (altro grave errore!), è previsto poi l’impiego di farina bianca tipo 00 che non ha altro scopo se non quello di tenere insieme un intruglio caustico che altrimenti sarebbe destinato a restare liquido. E’ la farina, in sostanza, a dare l’illusione che questo miscuglio basico e ustionante possa davvero chiamarsi “sapone”.

soluzione caustica con la farinaPer prima cosa ho sciolto la farina nell’acqua e ho aggiunto la soda caustica. La reazione tra l’alcali e il glutine ha immediatamente trasformato il tutto in un ammasso colloso e viscido, talmente denso da sostenere quasi il peso del cucchiaio di legno mentre scattavo le fotografie.

A quel punto, ho aggiunto l’olio che è subito affiorato sulla superficie dell’impasto e che, nonostante l’uso del frullatore, non ha mai raggiunto un’emulsione stabile.

sapone alla farinaPer via della presenza della farina, l’impasto è risultato molto difficile da frullare, tanto che il motore del minipimer ha cominciato a faticare e ho dovuto lasciar perdere, mentre ancora l’olio navigava allegramente sulla superficie del “sapone”.

Quando ho versato la pasta nello stampo, dopo qualche minuto delle grosse “bolle” di olio non emulsionato sono affiorate in superficie, ma la farina è riuscita a intrappolarle, impedendo loro di “esplodere”. A vederlo così, verrebbe quasi da credere che si tratti di un normale sapone a freddo, e ora sapone farina nello stampocapisco come mai tanti si illudono – o si ostinano a credere che questa sia una ricetta affidabile.

A questo punto ho coperto lo stampo anche se ho notato che la pasta era piuttosto fredda e, osservandola nelle ore successive, non ho mai notato nessun cambiamento che facesse pensare a una fase del gel o a una qualche reazione di saponificazione. La sensazione piuttosto era quella che la farina avesse assorbito e intrappolato la soluzione caustica e che quindi avesse ostacolato – non facilitato, come sostengono i fautori di questa porcheria – la saponificazione del grasso.

La conferma di questa mia sensazione è arrivata dopo una settimana quando ho deciso di tagliare il sapone e di provarlo. La consistenza sulla superficie era ancora molto morbida, tanto che appoggiandoci un dito restava il segno, ma la vera “sorpresa” l’ho trovata tagliandolo.

sapone farinaCome si vede nella foto, questo sapone è, di fatto, un impasto spugnoso di farina e soda caustica non neutralizzata, dentro al quale si sono create sacche di olio non emulsionato e non saponificato. L’odore di soda caustica è fortissimo e la prova “lavaggio” conferma che l’alcali in eccesso non è per niente scomparso, ma è pronto a reagire con la pelle. Ho prelevato circa un cucchiaio di questo “sapone” e mi sono lavata le mani sotto l’acqua corrente. Volevo resistere per 2 minuti, ma ho dovuto fermarmi quasi subito perché la sensazione di “pelle cotta” sulla punta delle dita era davvero fastidiosissima. Non soddisfatta, ho voluto provare a lavarmi un avambraccio, dove la pelle è più delicata che sulle mani, e il risultato è stato prima un marcato pizzicore e poi una chiazza rossa di irritazione che è comparsa nel giro di pochi secondi mentre mi asciugavo. La misurazione del pH, fatta sulla superficie e all’interno, conferma che il sapone alla farina è talmente basico da essere irritante non soltanto se usato per lavarsi, ma anche semplicemente maneggiato. Nel nostro gruppo su Facebook, pubblicheremo altri commenti e sviluppi su questo esperimento, ma intanto, vi prego, non fatevi mai ingannare dalle ricette “tradizionali” che girano su Internet. Prima di fare il sapone, affidatevi a una comunità autorevole come Il Mio Sapone e studiate le basi della saponificazione sul nostro libro “Il tuo sapone naturale. Metodi e consigli pratici”. Non rischierete mai di farvi male e di sprecare inutilmente tempo, soldi e fatica!

Ho deciso di conservare una parte di questo sapone e di ripetere sia il lavaggio, sia la misurazione del pH a distanza di tre, sei e dodici mesi. Stay tuned!

dita cotte dalla sodapelle irritata dalla soda