Sapo kalinus

Dalla ricerca alla produzione artigianale: la storia del Sapo Italicum

Una vita da ricercatore e poi, un giorno, l’incontro col sapone autoprodotto che, a un certo punto, da semplice attività hobbistica diventa un progetto professionale. Lamberto Formiconi l’abbiamo conosciuto attraverso la nostra mailing list Sapone diversi anni fa. E ne abbiamo sempre apprezzato i commenti puntuali e autorevoli. Oggi siamo contente di scoprire che la stessa passione che metteva nel discutere di sapone insieme a tanti saponai autoproduttori, ha dato avvio a un laboratorio artigianale dove materie prime di qualità si trasformano in saponi delicati sulla pelle e gentili con l’ambiente. Potevamo non raccontarvi questa storia? 🙂

Saponi flaconi candeleLamberto, da dove viene il tuo interesse per il sapone autoprodotto?

Deriva dal fatto di aver passato la mia vita lavorativa sui banchi di un laboratorio di ricerche chimiche-microbiologiche. Avendo iniziato a lavorare a 16 anni, ho avuto la fortuna di andare in pensione a 53 anni. Aver acquistato la vostra edizione in inglese del 2004 di Soap Naturally è stato per me entrare in un nuovo laboratorio e continuare le mie ricerche. Nel sapone autoprodotto ho da subito impiegato tutta la mia esperienza di ricercatore; il libro è stato per me, inizialmente, una guida sicura. Quando poi le mie domande sulla saponificazione e solubilizzazione dei saponi hanno avuto bisogno di approfondimenti, mi sono rivolto ad altri testi scientifici. Devo dire inoltre che negli ultimi venti anni di vita, per la cura del corpo mi sono sempre più spesso rivolto ai prodotti naturali.

Che cosa ti ha fatto decidere di passare dalla produzione hobbistica a quella professionale?

Da subito ho avuto la certezza che il sapone prodotto con la tecnica ad impasto ed il metodo a caldo non aveva eguali in commercio. Sia perché gli altri saponi, di naturale hanno ben poco, ma soprattutto perché questa tecnica, con lo sconto della soda, permette di scegliere quali oli o estratti lipolici lasciare insaponificati, per ritrovarli intatti sulla pelle. Questo fa sì che un sapone così concepito ha delle proprietà eudermiche specifiche in base agli ingredienti utilizzati. La vivo come una sfida tra i saponi di provenienza hobbistica e quelli commerciali.

Esterno laboratorioProduci e vendi soltanto sapone o anche cosmetici, in tal caso di che tipo?

Il nostro è un piccolo laboratorio, a vista, con le pareti in vetro, situato nella galleria di un centro commerciale a L’Aquila. Le apparecchiature che utilizziamo sono le solite dello “spignattamento”: pentole inox, una piastra ad induzione, un ottimo pHmetro con elettrodo speciale per superfici piane, un agitatore magnetico e delle ottime bilance e un demineralizzatore di acqua. Il taglio dei saponi viene effettuato a mano con un sistema originale di scatole di legno e fili di acciaio. L’essiccamento e maturazione dei saponi viene fatto in griglie coperte esposte all’aria condizionata monitorandone l’umidità. Non avendo altro macchinario produciamo al momento: saponi solidi, liquidi, candele da massaggio, oli per il corpo, bombe frizzanti; non produciamo invece prodotti con componente acquosa (creme) che hanno bisogno di conservanti non naturali. Tutti i nostri prodotti sono caratterizzati da oli e burri pregiati e da estratti lipolici di piante di grande rilevanza cosmetica.

Molti sostengono che mettersi in regola per produrre e vendere sia molto complicato e dispendioso? Tu che cosa ne pensi?

Complicato, sì, dispendioso, relativamente. Ho la fortuna di avere come “socia”, oltre che un carissimo amico fisico con l’hobby della falegnameria, una compagna biologa che da mesi si è dedicata prima a informarsi e ora ad adempiere alle normative europee sui cosmetici. La legge europea sui cosmetici è chiaramente stata fatta per mettere in difficoltà i piccoli laboratori per la produzione di saponi e favorire le grandi aziende. Aver inserito i saponi artigianali nella lista dei cosmetici senza alcuna deroga, mette in difficoltà il piccolo produttore e favorisce il fiorire della vendita nei mercatini di saponi fuorilegge, fatti con ingredienti di dubbia provenienza.

Che consigli daresti a tutti quelli che sognano di aprire un laboratorio per la produzione di sapone/cosmetici?

Anche a quelli che fanno il sapone fai da te da molti anni e si sentono sicuri di ciò che stanno facendo, dico di stare molto attenti sugli ingredienti che stanno utilizzando. Soprattutto sul calcolo degli alcali per la saponificazione, occorre avere il SAP preciso dell’olio base del proprio sapone altrimenti si possono commettere grossolani errori che fanno variare di molti decimi il pH dei prodotti. Avendo i miei saponi come olio base un olio d’oliva DOP abruzzese, ho fatto fare da un quotato laboratorio il SAP del lotto che utilizzerò per quest’anno, in quanto nelle analisi di composizione dell’olio DOP fornitemi dal produttore, l’indice di saponificazione non era compreso. Riguardo agli altri oli utilizzati nel sapone, anche se sono in concentrazione più basse, il problema non sussiste in quanto nelle analisi del fornitore è sempre compreso il SAP. Inoltre chi apre un piccolo laboratorio artigianale deve essere mosso da una grande passione, credere ciecamente che il proprio prodotto naturale vale più di quello commerciale, supportando questa convinzione con motivazioni valide. Altra cosa da non sottovalutare è che anche chi preferisce il naturale non sempre sa leggere l’etichetta e spesso viene ingannato dalla semplice scritta “Prodotto Naturale”, mentre l’etichetta rivela tutt’altro prodotto. Dal punto di vista commerciale è impossibile vendere un sapone artigianale a un rivenditore in quanto questi non può applicare un ricarico del 100% e più che di solito applica sui saponi commerciali. E’ consigliabile quindi la vendita diretta dei saponi, magari anche on-line. Personalmente vendo molti saponi ad amici e conoscenti che li hanno provati negli anni in cui ho messo a punto le ricette e siccome aiutano a risolvere parecchie patologie della pelle, me li richiedono da più parti d’Italia. Il sito www.terraitalica.it è in allestimento, con il quale partirò poi con la vendita on-line; per il momento il mio indirizzo di posta elettronica è info@terraitalica.it.

Qual è o quali sono i tuoi ingredienti preferiti, quelli che non mancano mai nel tuo laboratorio e nei tuoi saponi?

FluidiNel leggere l’INCI dei miei saponi si scopre una base costante degli ingredienti dovuta alle mie scelte tecniche di formulazione:

– Olio DOP Extravergine D’Oliva abruzzese, ricchissimo di polifenoli e povero di perossidi.

– Piccole percentuali di olio di ricino e olio di cocco, per favorire la schiuma e apportare l’acido laurico necessario a creare l’eutettico e aumentare così la solubilità del sapone. A questi oli base aggiungo di volta in volta oli più pregiati quali: mandorle, argan, rosa mosqueta, jojoba, avocado ecc… Oppure a scelta o in abbinamento ho a disposizione una gamma di 10-12 oleoliti per caratterizzare nel loro utilizzo le proprietà dei saponi. Oli pregiati ed oleoliti li aggiungo di solito dopo cottura. Tra gli ingredienti sempre presenti ci sono: l’oleoresina di rosmarino e l’acido fitico; entrambi aiutano ad impedire l’irrancidimento degli oli liberi, il primo per il suo potere antiossidante, il secondo in quanto sequestra i metalli pesanti che catalizzerebbero l’irrancidimento. Nei saponi solidi la presenza di cloruro di sodio oltre a rendere più duro il sapone fa diminuire l’acqua libera che è causa anch’essa dell’irrancidimento. Un discorso particolare meritano gli oli essenziali, la cui presenza nei saponi è a volte causa dell’aumento del costo. L’importanza della profumazione di un sapone è spesso motivo del suo successo. La scelta di un olio essenziale nei miei saponi è sempre dovuta al sinergismo con le proprietà del sapone.

One thought on “Dalla ricerca alla produzione artigianale: la storia del Sapo Italicum

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